Il mito di Cthulhu continua ancora oggi a essere una delle fonti d’ispirazione più affascinanti per il mondo dei videogiochi. Non tanto per la possibilità di affrontare enormi creature cosmiche, quanto per quel senso di impotenza e inquietudine che nasce dall’esplorazione di luoghi dimenticati dall’uomo. The Mound: Omen of Cthulhu raccoglie proprio questa eredità e la trasforma in un’esperienza horror cooperativa dove la sopravvivenza dipende tanto dal coraggio quanto dalla capacità di collaborare.

Il gioco porta i giocatori nel cuore di una spedizione archeologica avvolta nel mistero, sulle tracce di un’antica civiltà e di segreti che sarebbe stato meglio lasciare sepolti. L’ambientazione richiama immediatamente l’immaginario lovecraftiano: rovine perdute, luoghi isolati, rituali proibiti e una minaccia che sfugge alla comprensione umana. Uno degli elementi più riusciti è proprio l’atmosfera.
The Mound: Omen of Cthulhu non basa il proprio orrore esclusivamente sugli scontri o sui momenti improvvisi, ma costruisce lentamente una sensazione di disagio. Ogni esplorazione diventa un viaggio nell’ignoto, dove il giocatore non sa mai cosa aspettarsi dietro il prossimo angolo. Il silenzio, i rumori ambientali e la costante percezione di essere osservati contribuiscono a creare una tensione continua.
La componente cooperativa rappresenta il vero cuore dell’esperienza. Affrontare l’oscurità insieme ad altri giocatori cambia completamente il modo di vivere l’avventura. Muoversi in gruppo permette di sentirsi più sicuri, ma allo stesso tempo aumenta la responsabilità verso i propri compagni. La comunicazione diventa fondamentale per gestire risorse, esplorare aree pericolose e affrontare le minacce che popolano il mondo di gioco.

La cooperazione non è quindi un semplice elemento aggiuntivo, ma una parte integrante del design. Ogni giocatore deve contribuire alla sopravvivenza del gruppo, creando situazioni in cui una decisione sbagliata può compromettere l’intera spedizione.
Il gameplay mescola esplorazione, raccolta di risorse, risoluzione di enigmi e combattimenti contro creature ispirate al bestiario lovecraftiano. Gli scontri non sono mai il vero fulcro dell’esperienza: il gioco punta più sulla vulnerabilità del giocatore e sulla necessità di evitare il pericolo quando possibile.
Questa scelta funziona particolarmente bene perché mantiene vivo il senso di minaccia. Il giocatore non è un eroe invincibile pronto a sterminare mostri, ma un esploratore che cerca disperatamente di sopravvivere a qualcosa di molto più grande di lui.

Dal punto di vista artistico, il titolo riesce a creare scenari suggestivi. Le rovine antiche, gli ambienti naturali corrotti e le strutture misteriose contribuiscono a costruire un mondo credibile e inquietante. Anche il design delle creature punta più sul perturbante che sulla semplice spettacolarità.
Su PS5 l’esperienza beneficia di una buona fluidità e di caricamenti rapidi, elementi importanti per mantenere intatta la tensione durante l’esplorazione. Il controller contribuisce inoltre a rendere più fisiche alcune interazioni, aumentando il coinvolgimento.
I limiti emergono soprattutto nella varietà generale. Dopo diverse ore alcune dinamiche possono risultare ripetitive e chi cerca un horror maggiormente narrativo potrebbe desiderare una storia più approfondita e personaggi meglio caratterizzati. Anche il combattimento, volutamente semplice, potrebbe non soddisfare chi cerca un’esperienza più action. Ma The Mound: Omen of Cthulhu non vuole essere uno sparatutto contro mostri. La sua forza sta nella paura dell’ignoto, nella collaborazione e nella sensazione di addentrarsi in un luogo proibito dal quale forse non si riuscirà a tornare.


