Dopo aver costruito con il primo Way of the Hunter una delle esperienze di caccia più attente alla simulazione, Nine Rocks Games torna con un secondo capitolo che non sembra avere alcuna intenzione di trasformare la serie in un semplice sparatutto con animali selvatici. Way of the Hunter 2 è, ancora una volta, un gioco nel quale la pazienza conta più della velocità, l’osservazione più della potenza di fuoco e la conoscenza dell’ambiente può fare la differenza tra un abbattimento pulito e una preda ferita che finisce per sparire nella vegetazione. Il gioco è disponibile su Steam dal 26 marzo 2026 in Accesso Anticipato e, allo stato attuale, propone già due grandi ambientazioni, Nord America e Africa, insieme a un sistema di ecosistemi dinamici, comportamento realistico degli animali, gestione dei trofei e una serie di nuove meccaniche che cercano di ampliare la formula del primo capitolo.

La prima cosa che bisogna chiarire è proprio la natura del progetto. Way of the Hunter 2 non è ancora un prodotto completo e questo cambia inevitabilmente il modo nel quale deve essere valutato. L’Early Access permette agli sviluppatori di continuare a lavorare su sistemi, contenuti e rifinitura mentre la community contribuisce con feedback e segnalazioni. Al momento le recensioni complessive su Steam sono perlopiù positive, con circa il 73% delle oltre 1.500 recensioni favorevoli, ma quelle più recenti risultano più miste. È una fotografia abbastanza coerente con un progetto che possiede già una base molto solida ma che presenta ancora bug, problemi tecnici e meccaniche in fase di evoluzione.
Il cuore dell’esperienza rimane naturalmente la caccia. Way of the Hunter 2 non cerca di rendere tutto immediato e spettacolare, ma costruisce il gameplay intorno all’osservazione delle tracce, alla scelta dell’arma e alla ricerca della posizione ideale. Gli animali seguono comportamenti e routine differenti, si muovono all’interno degli ecosistemi e reagiscono all’ambiente circostante. Il giocatore deve imparare a leggere ciò che vede e sente, individuando impronte, escrementi, sangue e altri segnali che permettono di ricostruire il percorso della preda. È una filosofia che può sembrare lenta a chi arriva da un gioco d’azione, ma rappresenta precisamente l’identità della serie.
La componente più interessante è forse il modo nel quale il gioco prova a rendere l’animale qualcosa di più di un semplice bersaglio che appare sulla mappa. Le popolazioni fanno parte di ecosistemi più ampi e il comportamento della fauna contribuisce a dare vita alle riserve. Questo significa che una sessione di caccia può trasformarsi in una lunga fase di osservazione nella quale il giocatore studia un branco, ne segue gli spostamenti e cerca di capire quale animale sia realmente interessante prima ancora di pensare a premere il grilletto. È un approccio che rende la caccia molto più simile a un’attività di studio dell’ambiente che a un tradizionale shooter.

Tra le novità più evidenti c’è il cane da caccia, una presenza che aggiunge una dimensione completamente nuova alla ricerca delle prede. Il compagno può individuare le tracce degli animali, seguire le piste di sangue e aiutare a rintracciare gli esemplari feriti. Non è però soltanto uno strumento che svolge automaticamente una funzione: il cane può essere allenato e, attraverso l’esercizio, migliorare progressivamente le proprie capacità. È una meccanica particolarmente adatta alla filosofia della serie perché introduce un ulteriore elemento di progressione senza trasformare il gioco in un RPG tradizionale.
Anche il sistema di analisi del colpo è stato approfondito. La nuova bullet camera permette di esaminare con maggiore precisione quello che è successo dopo uno sparo, mostrando elementi come traiettoria, velocità, angolazione e posizione dell’impatto. Non si tratta soltanto di una trovata estetica: conoscere la dinamica del colpo aiuta a capire gli errori commessi e a migliorare progressivamente la propria tecnica. In un gioco nel quale l’abilità del giocatore dovrebbe crescere insieme alla conoscenza della caccia, questa è una soluzione particolarmente sensata.
L’equipaggiamento svolge naturalmente un ruolo fondamentale. Fucili, ottiche, munizioni e strumenti devono essere scelti in funzione dell’animale che si intende cacciare e della situazione nella quale ci si trova. A questo si aggiungono strumenti tecnologici più avanzati, tra cui la visione termica notturna e sistemi migliorati per il monitoraggio delle riserve. L’intenzione è quella di fornire al giocatore strumenti più potenti senza eliminare completamente la necessità di osservare l’ambiente: la tecnologia può aiutare, ma non può sostituire la conoscenza del territorio.

La dimensione delle ambientazioni rappresenta un altro punto fondamentale. Way of the Hunter 2 porta il giocatore in scenari del Nord America e dell’Africa, con ecosistemi e specie differenti. La presenza di ambienti così lontani tra loro contribuisce a evitare quella sensazione di ripetizione che può emergere nei simulatori di caccia quando il giocatore ha imparato a conoscere troppo bene una singola riserva. Cambiare continente significa cambiare fauna, terreno, visibilità e approccio alla ricerca delle prede.
Il gioco cerca inoltre di dare maggiore importanza alla propria base. Il lodge non è semplicemente un luogo nel quale mostrare i trofei, ma una struttura che può essere ampliata e personalizzata. Nel contesto delle Montagne Rocciose, per esempio, il giocatore può investire i guadagni ottenuti durante le spedizioni per migliorare il proprio rifugio, aggiungendo stanze e spazi dedicati all’esposizione dei trofei. È una progressione più concreta rispetto alla semplice accumulazione di denaro, perché permette di vedere materialmente i risultati delle proprie attività.
Sul piano narrativo, il gioco cerca inoltre di dare una struttura più precisa alle due grandi ambientazioni. Nella riserva di Kilimaya il giocatore collabora con una guida safari e incontra personaggi legati alla gestione dell’ecosistema, mentre nelle Montagne Rocciose la componente narrativa ruota anche attorno alla crescita del lodge e a personaggi che accompagnano il protagonista durante la sua permanenza nella regione. Non siamo davanti a un’avventura narrativa tradizionale, ma la presenza di personaggi e obiettivi aiuta a dare una direzione alle lunghe sessioni di esplorazione.
La vera forza di Way of the Hunter 2 rimane comunque l’atmosfera. Gli spazi aperti, il rumore del vento, i versi degli animali e i lunghi momenti nei quali non succede praticamente nulla sono parte integrante dell’esperienza. È proprio il “nulla” a rappresentare uno degli elementi più particolari del gioco: camminare per diversi minuti senza incontrare una preda non significa necessariamente che qualcosa stia andando storto. In un simulatore di caccia realistico, l’attesa è parte del gioco e imparare ad accettarla è probabilmente la prima abilità che bisogna sviluppare.

Questa scelta comporta però anche un limite evidente. Way of the Hunter 2 è un’esperienza estremamente specifica e non cerca in alcun modo di piacere a tutti. Chi desidera un gioco nel quale entrare in una mappa, individuare immediatamente un bersaglio e iniziare a sparare potrebbe trovarsi davanti a un ritmo quasi esasperante. La lentezza non è un difetto accidentale, ma una caratteristica fondamentale del design, anche se naturalmente può diventare problematica quando le attività disponibili non offrono abbastanza varietà.
Ed è proprio qui che l’Early Access assume un peso importante. Una parte della community ha apprezzato enormemente il livello di realismo, la grafica e il sistema di caccia, mentre altri giocatori hanno sottolineato che il secondo capitolo non rappresenta ancora un’evoluzione sufficientemente ampia rispetto al primo e che alcuni problemi già presenti al lancio hanno bisogno di essere risolti. Sono state segnalate anche problematiche tecniche, crash e bug relativi ad alcune meccaniche, mentre aggiornamenti successivi hanno continuato a intervenire sull’esperienza.
Un passo importante è arrivato con l’aggiornamento 0.4.1, che ha portato il multiplayer sul ramo principale del gioco. Due giocatori possono ora collaborare nelle riserve, esplorando l’ambiente e affrontando insieme le attività di caccia. Nello stesso aggiornamento sono stati introdotti anche un nuovo fucile, un nuovo soppressore e una serie di correzioni e miglioramenti. È un’indicazione interessante del percorso che Nine Rocks Games sta seguendo, perché la cooperativa può aggiungere una dimensione completamente diversa a un’esperienza tradizionalmente molto solitaria.
Il comparto tecnico è probabilmente uno degli aspetti che più colpiscono al primo impatto. Il passaggio all’Unreal Engine 5 permette di costruire ambienti estremamente dettagliati, con vegetazione, animali e condizioni atmosferiche che contribuiscono alla sensazione di trovarsi realmente all’interno di una riserva naturale. Ma proprio perché il gioco punta così tanto sull’immersione, ogni problema tecnico diventa più evidente. Quando un titolo invita il giocatore a trascorrere diversi minuti osservando attentamente l’ambiente, un problema di caricamento, un comportamento anomalo di un animale o un’interazione che non funziona correttamente può spezzare facilmente l’atmosfera.
Way of the Hunter 2 è quindi un progetto che va giudicato soprattutto per ciò che è oggi e per la direzione che sta prendendo. La base è convincente, il sistema di caccia mantiene una filosofia precisa e alcune nuove meccaniche, soprattutto il cane e l’analisi dei colpi, rappresentano evoluzioni sensate. L’Early Access, però, lascia ancora spazio a una quantità significativa di miglioramenti, soprattutto sul piano tecnico e nella varietà delle attività.


