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Ace Combat 8: Wings of Theve – Recensione

Ci sono serie che hanno bisogno di reinventarsi a ogni episodio e altre che, invece, devono semplicemente ricordarsi perché funzionano così bene. Ace Combat appartiene decisamente alla seconda categoria. Dopo diversi anni di attesa, ACE COMBAT 8: WINGS OF THEVE torna a mettere il giocatore nella cabina di un caccia da combattimento e lo fa con quella particolare combinazione di accessibilità arcade, spettacolarità cinematografica e melodramma militare che da oltre trent’anni rappresenta il marchio di fabbrica della serie. Il nuovo capitolo arriva su Xbox Series X|S con una produzione decisamente più ambiziosa rispetto al passato, sfruttando Unreal Engine 5 per costruire cieli molto più dinamici, ambientazioni più dettagliate e soprattutto un sistema di nuvole che non rappresenta più soltanto uno sfondo scenografico, ma diventa una componente concreta dell’esperienza di volo.

La storia ci porta nuovamente nell’universo alternativo di Strangereal, questa volta nel luglio del 2029, quando la Federation of Central Usea viene colpita da un’invasione improvvisa da parte della Repubblica di Sotoa. Le forze della federazione vengono rapidamente sconfitte e ciò che rimane dell’esercito è costretto a ritirarsi, mentre il protagonista viene recuperato dopo essere finito in mare e portato a bordo della portaerei Endurance. Da quel momento riceve un nome destinato a diventare una sorta di simbolo propagandistico per le forze rimaste: Wings of Theve. Il problema è che la leggenda dell’asso che dovrebbe rappresentare non corrisponde necessariamente alla realtà, e proprio questa contraddizione diventa uno dei punti di partenza della nuova storia.

La scelta narrativa più evidente rispetto ai capitoli precedenti è il modo nel quale Ace Combat 8 decide di raccontare la vicenda. Invece di limitarsi alle classiche sequenze cinematografiche e ai briefing che hanno accompagnato la serie per anni, il gioco utilizza una prospettiva in prima persona anche al di fuori del combattimento. Il protagonista può vivere momenti sulla Endurance, incontrare i propri compagni, assistere alle conversazioni e conoscere più da vicino le persone che compongono il proprio squadrone. L’obiettivo è creare un legame emotivo più forte tra il giocatore e gli altri piloti, facendo in modo che i nomi che compaiono sul radar durante una missione non siano semplicemente delle etichette, ma appartengano a personaggi con una personalità riconoscibile.

Joker Flight è infatti uno degli elementi più riusciti della nuova produzione. Professor, Tasha e Noise accompagnano il protagonista durante la campagna e non si limitano a intervenire attraverso le comunicazioni radio. Ognuno ha una personalità distinta e il loro comportamento contribuisce a rendere la squadra più credibile. Ancora più importante è il fatto che possono ricevere ordini durante le missioni, permettendo al giocatore di chiedere loro di concentrarsi su un bersaglio, attaccare liberamente, fornire supporto oppure utilizzare le armi speciali. Questa possibilità trasforma i compagni in una vera componente tattica e non soltanto narrativa, soprattutto quando le battaglie diventano più complesse.

La struttura della campagna mantiene comunque il DNA tradizionale di Ace Combat. Le missioni sono costruite intorno a obiettivi differenti e alternano combattimenti aerei, attacchi contro bersagli terrestri, scorte, difesa di unità alleate e giganteschi scontri contro obiettivi che sembrano usciti direttamente da un anime di guerra fantascientifico. È proprio questo equilibrio tra realismo visivo e fantasia militare a rendere ancora così particolare la serie. Da una parte abbiamo modelli di aerei estremamente dettagliati e manovre che cercano di trasmettere un minimo di peso e velocità; dall’altra abbiamo battaglie nelle quali decine di missili attraversano contemporaneamente il cielo e il giocatore può affrontare minacce che nella realtà sarebbero semplicemente impensabili.

Il sistema di volo continua a essere fortemente arcade, ed è una delle decisioni migliori che Project Aces potesse prendere. Ace Combat 8 non vuole diventare un simulatore militare complesso e non pretende che il giocatore impari procedure realistiche prima di poter decollare. I comandi rimangono immediati, ma questo non significa che il combattimento sia banale. Gestire la velocità, mantenere una buona posizione rispetto al nemico, evitare i missili e sfruttare correttamente le caratteristiche del proprio velivolo sono elementi fondamentali soprattutto nelle difficoltà più elevate. La differenza tra un giocatore che semplicemente punta il mirino e uno che sa davvero manovrare il proprio aereo diventa evidente durante gli scontri più impegnativi.

La nuova tecnologia dedicata alle nuvole è probabilmente il miglioramento tecnico più evidente. In passato le nuvole erano soprattutto un elemento visivo, mentre in ACE COMBAT 8 assumono una presenza molto più concreta. Gli strati atmosferici possono modificare la percezione dello spazio, nascondere temporaneamente un aereo e rendere più difficile mantenere una visuale pulita durante un combattimento. Attraversare una nuvola mentre si è inseguiti da un missile o mentre si cerca di mantenere il lock su un bersaglio diventa quindi qualcosa di più di una semplice parentesi estetica. Il cielo stesso entra a far parte della battaglia.

E poi ci sono gli aerei, naturalmente. Oltre trenta velivoli sono disponibili e appartengono a categorie differenti, tra caccia, multiruolo, attacco al suolo e guerra elettronica. La possibilità di costruire il proprio gruppo e scegliere quale macchina utilizzare in funzione della missione aggiunge una componente strategica che va oltre la semplice preferenza estetica. Un A-10 può diventare estremamente efficace contro obiettivi terrestri, mentre un caccia puro può risultare più adatto quando la missione si trasforma in una lunga serie di duelli aerei. La varietà è ulteriormente rafforzata da un sistema di personalizzazione che permette di migliorare manovrabilità, accelerazione, capacità offensive e sistemi di puntamento.

La personalizzazione degli aerei è particolarmente utile perché evita che la progressione sia puramente lineare. Durante la campagna si guadagnano crediti completando gli obiettivi e distruggendo bersagli aggiuntivi, che possono essere utilizzati per sbloccare nuovi velivoli e miglioramenti. Diventa quindi naturale affrontare alcune missioni cercando di ottenere un punteggio superiore o di eliminare quanti più obiettivi possibile, non soltanto per soddisfazione personale ma anche per accelerare lo sviluppo della propria flotta. È una meccanica familiare ai veterani, ma continua a funzionare molto bene perché dà un motivo concreto per rigiocare le missioni già completate.

Uno degli aspetti che più sorprendono è la scala delle battaglie. Ace Combat 8 sembra voler spingere ulteriormente la spettacolarità della serie, mettendo il giocatore di fronte a situazioni nelle quali il campo di battaglia appare enorme e continuamente in movimento. Navi, basi, formazioni aeree, obiettivi terrestri e superarmi possono convivere nella stessa missione, dando quella sensazione di essere realmente un singolo pilota all’interno di un conflitto molto più grande. Il gioco è bravo soprattutto nel creare momenti nei quali il giocatore passa in pochi secondi da un combattimento contro un singolo caccia a una situazione completamente caotica nella quale bisogna decidere rapidamente quale minaccia affrontare per prima.

La componente sonora continua a svolgere un ruolo fondamentale. La musica della serie ha sempre avuto una capacità particolare di trasformare una missione già spettacolare in qualcosa di quasi cinematografico, e anche questo capitolo sfrutta il medesimo principio. Quando il combattimento raggiunge il suo punto massimo e la colonna sonora entra nel momento giusto, Ace Combat riesce ancora a generare quella sensazione di essere protagonisti di un film di guerra ad altissimo budget. È una formula che potrebbe sembrare datata se utilizzata male, ma qui rimane sorprendentemente efficace.

La campagna principale è inoltre piuttosto corposa, con circa trenta missioni e una durata che può arrivare intorno alle diciotto ore a seconda del ritmo e del livello di esplorazione. È una quantità di contenuti adeguata soprattutto perché le missioni sono abbastanza diverse tra loro e la possibilità di utilizzare velivoli differenti incoraggia a tornare sui propri passi. Il gioco non cerca di trasformare la campagna in un gigantesco open world, e questa scelta è apprezzabile: ogni missione ha un obiettivo preciso e il ritmo rimane generalmente molto più intenso rispetto a un’esperienza dispersiva.

Un’altra novità importante riguarda il comparto online. Ace Combat 8 introduce una modalità multiplayer più ambiziosa rispetto ai capitoli precedenti, con una lobby online nella quale i giocatori possono incontrarsi prima di entrare nelle partite e un sistema pensato per supportare un numero maggiore di partecipanti. Su Xbox Series X|S sono previste modalità multiplayer e cooperative online fino a otto giocatori, oltre al supporto multipiattaforma Xbox. È una direzione interessante perché il multiplayer può diventare una componente molto più centrale della longevità del gioco invece di essere semplicemente un’aggiunta laterale alla campagna.

Non tutto, però, funziona allo stesso livello. Il principale punto debole rimane la scrittura della storia. L’idea di rendere il conflitto più personale e di dare maggiore spazio ai compagni di squadra è buona, ma Ace Combat 8 continua a utilizzare un tono estremamente melodrammatico e alcune sequenze possono risultare eccessivamente lunghe rispetto a ciò che il giocatore vorrebbe fare, soprattutto quando l’unica cosa che si desidera è tornare in aria. Alcune recensioni hanno apprezzato il nuovo approccio narrativo, mentre altre hanno criticato proprio l’eccesso di dialoghi e la prevedibilità di alcuni sviluppi.

È una situazione curiosa perché il gameplay è talmente divertente che ogni interruzione rischia di essere percepita come un ostacolo. Quando il gioco mette il giocatore in cabina e gli permette di volare, Ace Combat 8 è difficilmente criticabile. Quando invece pretende di trasformarsi in un dramma militare molto più serio, mostra qualche incertezza. La serie ha sempre avuto una componente narrativa sopra le righe, ma qui il tentativo di renderla più personale porta inevitabilmente a qualche momento nel quale il melodramma prende il sopravvento.

Anche dal punto di vista dell’innovazione il gioco non rivoluziona completamente la formula. Chi ha apprezzato Ace Combat 7 troverà immediatamente familiare la struttura di base, e questo è contemporaneamente un pregio e un limite. Il nuovo sistema di nuvole, la gestione dello squadrone, la personalizzazione più profonda e il multiplayer ampliato sono evoluzioni importanti, ma non rappresentano una trasformazione radicale del franchise. Ace Combat 8 preferisce perfezionare ciò che già funzionava piuttosto che ricostruirlo da zero.

Ed è probabilmente proprio per questo che il gioco funziona. La sensazione di velocità, il feedback dei missili, la libertà di manovra e la spettacolarità degli scontri continuano a essere il vero cuore dell’esperienza. Il momento nel quale si aggancia un bersaglio, si sente il segnale di lock-on, si lancia il missile e si vede il caccia nemico esplodere mentre il proprio aereo attraversa una nuvola rimane una delle esperienze più soddisfacenti che un gioco di combattimento aereo arcade possa offrire. Ace Combat 8 non ha bisogno di reinventare questa sensazione perché continua a farlo dannatamente bene.

Su Xbox Series X|S il risultato è inoltre particolarmente convincente dal punto di vista tecnico. I modelli degli aerei sono estremamente dettagliati, gli scenari mostrano una quantità di elementi superiore rispetto ai capitoli precedenti e il cielo è diventato quasi un personaggio vero e proprio. L’illuminazione, le nuvole e la distanza visiva contribuiscono a creare una sensazione di scala notevole, soprattutto quando si vola a bassa quota tra montagne e canyon oppure quando ci si trova sopra enormi flotte navali. Il supporto a 4K, HDR10, ray tracing e frame rate elevati completa un pacchetto pensato chiaramente per l’hardware attuale.

ACE COMBAT 8: WINGS OF THEVE è quindi un capitolo che non cerca di cambiare l’identità della serie, ma di renderla più spettacolare, più personale e più ambiziosa. La componente narrativa è più presente, la squadra ha finalmente un peso concreto, il sistema di personalizzazione è più profondo, il multiplayer cresce e soprattutto il cielo è diventato una parte integrante del gameplay grazie alle nuove nuvole dinamiche. Alcune scelte narrative sono discutibili e il gioco non elimina completamente quella sensazione di familiarità che accompagna la serie da anni, ma quando si torna a volare è difficile non sorridere.

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