Image default
NotiziePCPiattaformeRecensioni

BLACKWOOD – Recensione

Ci sono idee che sulla carta sembrano talmente semplici da chiedersi come mai nessuno abbia mai provato a trasformarle in un videogioco. BLACKWOOD parte proprio da una di queste: durante il giorno Anton Blackwood gestisce un piccolo negozio di DVD nella New York del 2012, mentre durante la notte abbandona quella facciata da commerciante apparentemente normale per trasformarsi in un sicario professionista. È una premessa che richiama immediatamente il cinema d’azione degli anni Duemila, il gun-fu, le atmosfere neo-noir e soprattutto quel tipo di protagonista che conduce una vita ordinaria in superficie e decisamente meno ordinaria una volta calato il sole. AttritoM7 Productions costruisce intorno a questa idea un action in terza persona che prova a mescolare sparatorie, combattimento corpo a corpo, esecuzioni spettacolari e una piccola componente gestionale legata proprio al negozio, cercando di dare alla vita di Anton una dimensione più ampia rispetto alla semplice sequenza di missioni.

La struttura è probabilmente l’aspetto più curioso dell’intera esperienza. La giornata rappresenta infatti una fase relativamente tranquilla nella quale possiamo occuparci del negozio, sistemare i DVD, gestire le scorte e dedicarci ad alcune attività secondarie prima di scegliere quale contratto affrontare. Quando arriva la notte, invece, la situazione cambia completamente e Anton entra nel mondo criminale di New York, affrontando incarichi nei quali bisogna eliminare bersagli, sopravvivere agli scontri e sfruttare tutto ciò che l’ambiente mette a disposizione. Il contrasto tra queste due anime è evidente e rappresenta una delle idee più interessanti del progetto, perché crea una sorta di ritmo naturale tra momenti di calma e improvvise esplosioni di violenza. Il problema è che, almeno nell’attuale Act 1, queste due componenti non sono sempre sviluppate con la stessa profondità.

Il combattimento è chiaramente il principale motivo per cui ci si avvicina a BLACKWOOD e il gioco cerca di costruirlo intorno a una filosofia molto cinematografica. Anton può sparare, tuffarsi, rotolare, scivolare, utilizzare la copertura e soprattutto eseguire numerose eliminazioni contestuali. Le esecuzioni rappresentano la caratteristica più riconoscibile del sistema, perché permettono di trasformare alcuni scontri in vere e proprie sequenze da film d’azione, utilizzando il contesto e la posizione degli avversari per mettere in scena uccisioni differenti. L’idea è quella di dare al giocatore la sensazione di essere sempre al centro di una coreografia violenta, alternando armi da fuoco e combattimento ravvicinato con una certa libertà.

Quando tutto funziona, alcuni combattimenti riescono effettivamente a restituire quella sensazione di spettacolarità che il progetto promette. Le animazioni delle esecuzioni sono spesso curate e la possibilità di concatenare movimenti, sparatorie e takedown permette di creare situazioni che ricordano inevitabilmente produzioni come Max Payne o le più recenti rappresentazioni videoludiche del cinema di John Wick. Anche il sistema delle armi cerca di aggiungere profondità attraverso la possibilità di modificarle, acquistando componenti e personalizzandone progressivamente la configurazione. Non siamo quindi davanti a uno shooter completamente elementare, perché dietro l’apparenza cinematografica esiste un tentativo di costruire un sistema più articolato.

Ed è proprio qui che emergono però le principali difficoltà di BLACKWOOD. Il gioco ha un’ottima idea di partenza, ma l’esecuzione tecnica dell’Act 1 non sempre riesce a seguirla. Movimenti e animazioni possono risultare rigidi, alcune interazioni non rispondono con la precisione che ci si aspetterebbe e il combattimento corpo a corpo, in particolare, mostra ancora una certa ruvidità. Anche la gestione della mira e alcuni comportamenti degli avversari possono produrre situazioni poco naturali, con momenti nei quali il giocatore sembra avere un controllo assoluto dello scontro alternati ad altri nei quali un nemico riesce a sorprendere Anton in maniera poco convincente. Sono problemi che hanno trovato riscontro anche nelle prime impressioni degli utenti Steam, dove la ricezione complessiva al lancio è risultata mista.

La parte del negozio di DVD è invece quella che più divide l’esperienza. Da una parte è una trovata affascinante, perché permette di dare un’identità ad Anton al di fuori del suo lavoro da assassino e contribuisce a rendere credibile l’ambientazione del 2012, un periodo nel quale i negozi di DVD esistevano ancora ma iniziavano ormai a essere travolti dalla distribuzione digitale. Sistemare i prodotti, gestire le scorte e occuparsi dell’attività crea un piacevole contrasto con la violenza delle missioni notturne. Dall’altra parte, le meccaniche gestionali sono piuttosto semplici e non sempre hanno un peso sufficiente per giustificare l’importanza che sembrano avere all’interno del concept generale. Alcuni giocatori potrebbero quindi apprezzarle come pausa tra un contratto e l’altro, mentre altri potrebbero percepirle semplicemente come un’interruzione del ritmo.

L’ambientazione di New York nel 2012 rimane comunque una delle scelte più riuscite. BLACKWOOD non prova a costruire una metropoli futuristica o una versione esasperatamente spettacolare della città, ma cerca di ricreare un periodo molto specifico, quando Internet era già parte integrante della vita quotidiana ma gli smartphone non avevano ancora assunto il ruolo centrale che hanno oggi. Il negozio di DVD, i computer, la navigazione online e l’atmosfera notturna contribuiscono a creare un mondo che ha un sapore quasi nostalgico, soprattutto perché viene utilizzato come sfondo per una storia criminale volutamente cinematografica. È una scelta che permette al gioco di avere una personalità maggiore rispetto a molti altri action indipendenti.

La progressione dell’Act 1 è però inevitabilmente limitata dal fatto che questa è soltanto la prima parte della storia. Gli sviluppatori hanno scelto una struttura particolare: BLACKWOOD non è un Early Access e non viene presentato come un prodotto incompleto, ma come un gioco completo suddiviso in tre grandi atti. Il primo è disponibile dal 16 settembre 2026, mentre il secondo è previsto per marzo 2027 e il terzo per settembre 2027. Chi acquista il gioco riceverà gratuitamente anche i due atti successivi, quindi non si tratta di tre prodotti separati da acquistare individualmente. Questa soluzione permette al team di distribuire progressivamente la storia, ma significa inevitabilmente che oggi stiamo valutando soltanto una parte dell’arco narrativo complessivo.

Questo aspetto rende particolarmente importante non giudicare l’ambizione narrativa sulla base di ciò che ancora non è disponibile. L’Act 1 deve infatti funzionare come capitolo autonomo, ma allo stesso tempo introdurre personaggi, situazioni e conflitti destinati a svilupparsi nei successivi episodi. Per chi ama seguire una storia dall’inizio e poi attendere i capitoli successivi può essere una formula interessante, mentre chi preferisce avere immediatamente un’avventura completa potrebbe percepire inevitabilmente un senso di incompletezza. Il fatto che i nuovi atti siano inclusi gratuitamente attenua almeno il problema economico, lasciando al giocatore la possibilità di acquistare il gioco una sola volta e ricevere successivamente il resto della campagna.

BLACKWOOD possiede inoltre alcune idee secondarie che cercano di aumentare la longevità dell’esperienza. Oltre alle missioni principali, troviamo attività legate al poligono di tiro e modalità nelle quali affrontare ondate di nemici, mentre la personalizzazione delle armi e la raccolta di elementi aggiuntivi permettono di dedicarsi anche a qualcosa di diverso dalla semplice progressione narrativa. Non sono però questi contenuti a definire il gioco: il cuore rimane il rapporto tra la vita diurna nel negozio e quella notturna da sicario, ed è proprio nella riuscita di questo equilibrio che BLACKWOOD deve ancora dimostrare tutto il proprio potenziale.

Il problema è che, al momento, l’idea sembra essere più forte della realizzazione. È difficile non apprezzare il concetto di un protagonista che passa dalla gestione di un negozio di DVD alle missioni da assassino, così come è difficile non rimanere incuriositi dalle esecuzioni cinematografiche e dall’ambientazione del 2012. Tuttavia, alcune animazioni, la risposta dei controlli, la fisica e determinate situazioni di combattimento fanno percepire il gioco come una produzione ancora bisognosa di una buona dose di rifinitura. Gli sviluppatori hanno già indicato che gli aggiornamenti tra un atto e l’altro serviranno anche a correggere bug e problemi tecnici, quindi la situazione può cambiare con il tempo, ma la versione attuale va giudicata per quello che offre oggi.

BLACKWOOD rimane dunque un progetto estremamente interessante, ma anche difficile da consigliare senza qualche riserva. La personalità non gli manca e l’idea alla base è probabilmente una delle più curiose viste recentemente nel panorama degli action indipendenti, mentre alcune esecuzioni e alcune sequenze d’azione dimostrano che il team ha idee precise sul tipo di esperienza che vuole creare. Il problema è che la distanza tra ambizione e rifinitura è ancora evidente, soprattutto quando il combattimento dovrebbe essere il punto forte della produzione. L’Act 1 rappresenta una base sulla quale costruire i due capitoli successivi, e il fatto che il gioco non sia un Early Access ma una pubblicazione episodica rende il giudizio inevitabilmente legato a ciò che arriverà nei prossimi anni.

Related posts

Trine 4: The Nightmare Prince, l’attesa è finita!

Feist – Provato

Luca Cuciniello || Ciccioboy

Sin Kiske, il secondo personaggio del Season Pass 2 di Guilty Gear -Strive- è disponibile da oggi

Luca Cuciniello || Ciccioboy