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Oxide Room 208 – Recensione

Entrando in Oxide Room 208, ci si ritrova subito in un incubo organico: otto vite intrappolate in un laboratorio abbandonato dalle pareti respiranti, avvolte in un esperimento che ha tramutato carne e mente in un caos spaventoso. L’obiettivo è semplice: trovare la porta 208 ed evitare di diventare parte di quella follia. Ma ogni corridoio, ogni cella e ogni laboratorio è un agglomerato malsano di orrore corporea e pazzia.

Il titolo

La storia è crudele ma coerente: sei proiettato nel mondo di Doc, uno scienziato che ha trasformato Eva – il suo ospite involontario – in un catalizzatore di mutazioni bestiali. I sopravvissuti non sono eroi stereotipati, bensì figure che emergono da abitudini reali, come streamer, musicisti o curiosi ignari; quando muoiono, tornano trasformati, con volto e ricordi corrotti. Intorno a te, ambienti ispirati a motel abbandonati, serre invaste, tunnel minerari e laboratori sotterranei si susseguono con una densità viscerale stupefacente.

Il gameplay alterna momenti in prima e terza persona, con gestione realistica delle armi, inventario limitato e risorse da razionare. Il sistema di respawn è interessante: quando muori, torni come revenant alterato, con nuove abilità e attraverso lo stesso labirinto, mentre l’ambiente si modifica in base alle tue scelte. Questa ripetizione calcola tensione crescente, e ogni piccolo cambiamento diventa una spinta verso l’insicurezza.

Gameplay ed altro

Il corpo del gioco è un horror ad alto impatto: dozzine di creature deformi, oscurità sussurrata, ambienti liquidi e organici che sembrano respirare. A ogni angolo sentivi l’urgenza: corridoi angusti, creature furtive, urla di sofferenza e sangue che non scompare. L’estetica è forte, turba e non concede pause—un horror body‑horror progettato per scuotere lo stomaco. Le animazioni catturate da attori reali rendono i personaggi più credibili, e la grafica Unreal Engine 5 con luci dinamiche e riflessi metallici amplifica l’aspetto disturbante.

Dal punto di vista narrativo, la campagna è intensa ma compatta: circa quattro‑cinque ore, sufficienti per una conclusione che mette assieme pezzi di diario, audio log e sviluppi simultanei dei personaggi. La trama tocca temi come l’etica della scienza, la perdita di identità e la metamorfosi della carne, ma lo fa senza spiegare troppo—lascia la maggior parte dei misteri nel buio, e lo fa con stile.

Sul piano tecniche, Oxide Room 208 gira su PS5 in modo fluido. Su console ci sono state alcune segnalazioni di micro‑freeze in zone densamente popolate, ma nulla che rovini l’esperienza complessiva. L’interfaccia e i menu sono essenziali ma efficaci, sebbene in certe situazioni possano risultare un po’ densi o meno intuitivi. L’unica pecca da evidenziare è la durata: alcuni giocatori potrebbero desiderare contenuti extra, percorsi alternativi o finali multipli più sostanziosi. Tuttavia il gioco include finali multipli discreti, a scelta in base alle decisioni prese nel corso dell’avventura.

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