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Stories: The Path of Destinies – Recensione

Nei panni della volpe antropomorfa Reynardo ci troviamo immischiati in un affare di ribelli in rivolta contro il potere centrale di un malvagio re rospo e del suo temibile esercito di corvi. Preparatevi ad avere a che fare con strani riti di magia e poteri talmente forti da essere in grado di spazzare le isole galleggianti di Boreas su cui le storie prendono forma.

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eynardo non è molto probabilmente l’individuo che ci aspetteremmo di trovare in una foto a fianco della definizione di eroe. È scapestrato, non è di animo nobile e in molti casi preferisce seguire la strada più semplice, anche se moralmente discutibile.

Quando però un intero regno rischia di soccombere di fronte alle angherie di un imperatore disposto a tutto pur di ottenere il potere assoluto, anche un bucaniere come il nostro protagonista non può rimanere indifferente.

Arriva il momento di capire quale sia il proprio destino e avere il coraggio di schierarsi, anche se non come un soldato semplice ma come una sorta di “freelancer” dalla parte della resistenza, dei ribelli.

L’avventura si compone di 5 atti, ciascuno rappresentato da dei blocchi narrativi autoconclusivi che una volta portati a termine permettono al giocatore di sviluppare il successivo passo a suo piacimento scegliendo tra alcune opzioni disponibili, come scegliere se continuare il percorso visitando un certo luogo o preferirgli un’altra destinazione.

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Trattandosi principalmente di un gioco d’azione con elementi RPG alternati a situazioni platform e stealth, è disponibile anche un albero delle abilità in cui apprendere mosse come lo scatto o accrescere le statistiche come la vitalità. C’è una buona scelta di attacchi e si possono potenziarne gli effetti ulteriormente, ma prima andranno sbloccate le “verità” per accedere a un ramo successivo.

I combattimenti sono piuttosto semplici, si basano per lo più su attacchi con il tasto sinistro del mouse e contrattacchi dei colpi dei nemici, indicati da un punto interrogativo sulla testa.

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Analogamente a quanto accade nei roguelite, la crescita di Reynardo, iterazione dopo iterazione, non si limita solo all’acquisizione della verità e della consapevolezza di sé, ma coinvolge anche le sue abilità e, soprattutto, la possibilità di utilizzare quattro spade dai diversi poteri elementali.

Oltre a essere le chiavi per le porte segrete dislocate in lungo e in largo nei vari livelli, le quattro lame sono anche il nostro unico strumento offensivo contro la moltitudine di nemici che ci separa dal compimento della nostra impresa.

Il battle system, come l’intero gioco, si presenta abbastanza trasparente, di facile comprensione e basato su un sistema di combo che si regge su un paio di attacchi diversi (spada e una sorta di grappling hook energetico), i poteri delle lame, alcune abilità passive e, infine, contromosse in stile Arkham.

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COMMENTO PERSONALE

Una nota di merito va anche alla scelta del narratore e di presentazione della trama.

Il gioco, di per sé, affronta questioni in un certo senso “adulte”, come guerre, stermini, tradimenti e poteri demoniaci – la base dei ribelli distrutta, la fine del mondo… voglio dire, non sono argomenti così semplici.

La sensazione è che si sarebbe potuto fare di più dal punto di vista della complessità, soprattutto perché, dopo le quattro o cinque run che servono a sbloccare un po’ tutto il necessario per rendere Reynardo una macchina da guerra, c’è poco da fare, e la tentazione di sbloccare tutte le possibili alternative della storia è deputata soltanto alla nostra curiosità dal punto di vista narrativo.

 

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