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The Sinking city 2 – Recensione

Con The Sinking City 2, Frogwares cambia in maniera piuttosto evidente la direzione della serie. Il primo capitolo aveva costruito la propria identità soprattutto sulla componente investigativa e sulla possibilità di esplorare una città aperta, mentre questo seguito sceglie di avvicinarsi maggiormente al survival horror tradizionale. L’ambientazione rimane profondamente legata all’immaginario di H.P. Lovecraft, ma l’esperienza diventa più claustrofobica, più concentrata sull’esplorazione e soprattutto molto più orientata alla sopravvivenza.

Il protagonista si ritrova ad affrontare una versione sempre più inquietante di Arkham, una città deformata dall’influenza del mito e popolata da creature che sembrano appartenere più a un incubo che alla realtà. L’acqua, l’oscurità, gli edifici decadenti e gli spazi impossibili contribuiscono a creare una sensazione costante di disagio. Non è un horror che cerca necessariamente di spaventare ogni trenta secondi: preferisce costruire lentamente la tensione, lasciando che sia l’ambiente stesso a suggerire che qualcosa di terribilmente sbagliato si nasconda dietro ogni angolo.

Una delle differenze più importanti rispetto al predecessore riguarda proprio la struttura. The Sinking City 2 abbandona buona parte dell’impostazione open world per concentrarsi su ambientazioni più strutturate, dove l’esplorazione assume un peso maggiore. Questa scelta permette agli sviluppatori di costruire scenari molto più curati e di controllare meglio il ritmo dell’orrore.

L’esplorazione è infatti uno degli aspetti più riusciti. Non bisogna semplicemente seguire un indicatore fino all’obiettivo: le aree nascondono risorse, percorsi alternativi, stanze secondarie e segreti che possono rivelarsi fondamentali. Le missioni opzionali non bloccano la progressione principale, ma possono aprire percorsi più sicuri, fornire risorse preziose e garantire potenziamenti utili per affrontare ciò che aspetta il giocatore più avanti.

Questa impostazione contribuisce a creare una piacevole tensione. Aprire una porta non significa mai sapere con certezza cosa ci sarà dall’altra parte e, soprattutto, non si può affrontare ogni situazione semplicemente consumando munizioni. Le risorse vanno gestite con attenzione e la sopravvivenza diventa una questione di preparazione oltre che di abilità.

Il combattimento rappresenta un altro cambiamento significativo. The Sinking City 2 mette maggiormente il giocatore di fronte alle creature del mito, proponendo scontri più frequenti e articolati. Le armi hanno un ruolo importante, ma l’impressione generale rimane quella di un survival horror nel quale ogni incontro può trasformarsi in una situazione pericolosa.

Il design delle creature è particolarmente riuscito. Frogwares riesce a sfruttare l’immaginario lovecraftiano senza trasformarlo in una semplice parata di mostri. Le creature sembrano appartenere allo stesso ecosistema disturbante e contribuiscono a raccontare la natura malata del mondo nel quale ci troviamo.

Anche il comparto investigativo non viene completamente dimenticato. La tradizione di Frogwares rimane presente, ma viene integrata maggiormente all’interno dell’esplorazione. La ricerca di indizi e la ricostruzione degli eventi servono soprattutto a comprendere ciò che è successo e a dare un significato agli ambienti che attraversiamo.

La direzione artistica è probabilmente uno dei motivi principali per cui vale la pena giocarlo. Arkham viene rappresentata come una città gotica, umida e decadente, con ambienti che sembrano progressivamente perdere ogni rapporto con la normalità. Il contrasto tra architettura riconoscibile e influenze cosmiche crea alcune immagini davvero notevoli.

Su PS5 il gioco sfrutta inoltre il DualSense, con supporto alla vibrazione e agli effetti dei grilletti. La console rappresenta quindi una piattaforma particolarmente adatta a valorizzare la componente audiovisiva dell’esperienza. La campagna è rigorosamente single player, una scelta coerente con la volontà di costruire un’esperienza horror più concentrata. Qualche perplessità rimane nella struttura delle missioni, che in determinati momenti può risultare più tradizionale di quanto l’atmosfera faccia immaginare. Anche chi si aspettava un’evoluzione diretta del primo The Sinking City potrebbe rimanere sorpreso dalla maggiore enfasi sul combattimento e sulla sopravvivenza.

Ma il cambio di direzione funziona. The Sinking City 2 sembra aver trovato un’identità più precisa rispetto al predecessore, prendendo gli elementi investigativi che caratterizzavano Frogwares e inserendoli all’interno di una struttura survival horror decisamente più efficace.

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