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BioEden – Recensione

BioEden è uno di quei giochi che scelgono deliberatamente di rallentare il ritmo. In un mercato pieno di gestionali che chiedono continuamente di espandere, produrre e ottimizzare, il titolo di Broken Arms Games prende una strada decisamente più rilassata: qui l’obiettivo non è costruire la colonia più grande possibile, ma guarire un pianeta ferito e riportare la vita dove ormai non sembra esserci più nulla.

L’idea alla base è semplice ma affascinante. Nei panni di un Keeper, il giocatore arriva su un pianeta devastato e ha il compito di trasformarlo progressivamente in un ecosistema autosufficiente. Non si tratta semplicemente di costruire edifici uno accanto all’altro: ogni struttura deve entrare in relazione con le altre, creando una rete energetica e idrica capace di sostenere la rinascita dell’ambiente.

Il punto di partenza sono i detriti disseminati sul territorio. Esplorare il pianeta permette di recuperarli e trasformarli in risorse, che possono poi essere utilizzate per costruire i primi sistemi di produzione. L’energia solare alimenta le strutture, l’acqua deve essere distribuita correttamente e ogni nuova costruzione modifica l’equilibrio dell’ambiente. Ed è proprio questo equilibrio a rappresentare il cuore del gioco.

BioEden non vuole che il giocatore costruisca indiscriminatamente. Ogni intervento ha conseguenze e l’espansione può aumentare l’inquinamento. La sfida, quindi, non consiste semplicemente nell’accumulare risorse e costruire sempre di più, ma nel capire quando è il momento di fermarsi, riciclare una struttura ormai inutile e lasciare che il pianeta recuperi.

È una filosofia gestionale interessante perché si sposa perfettamente con l’impostazione cozy del gioco. Non esistono condizioni di fallimento o un cronometro che costringa a correre. Il giocatore può prendersi il proprio tempo, osservare il territorio e decidere con calma quale sarà il prossimo intervento.

La trasformazione del pianeta diventa così la vera ricompensa. All’inizio ci troviamo davanti a un ambiente spoglio e quasi privo di vita; progressivamente compaiono vegetazione, acqua pulita e animali, fino a creare un ecosistema completamente differente. È una progressione visiva estremamente gratificante perché permette di vedere concretamente le conseguenze delle proprie decisioni. E poi ci sono gli animali, che rappresentano probabilmente l’elemento più affascinante dell’intera esperienza.

Il giocatore può recuperare il DNA di numerose specie estinte e riportarle alla vita all’interno delle proprie strutture. Ma non basta semplicemente creare un animale: ogni specie ha esigenze specifiche e bisogna assicurarsi che temperatura, umidità e vegetazione siano compatibili con il suo habitat.

Questo trasforma la gestione degli animali in una sorta di puzzle ecologico. Creare un ambiente adatto a una specie significa comprendere le sue necessità e modificare il proprio ecosistema di conseguenza. La soddisfazione arriva quando finalmente l’animale può prosperare nel bioma che abbiamo costruito.

La direzione artistica accompagna perfettamente questa filosofia. BioEden utilizza un’estetica solarpunk colorata e stilizzata, con ambienti isometrici che diventano progressivamente più ricchi man mano che il pianeta viene restaurato. Il contrasto tra le aree devastate e quelle riportate alla vita è particolarmente efficace. È un gioco che dà il meglio di sé proprio quando ci si ferma a osservare quello che abbiamo costruito.

Anche l’esplorazione ha un ruolo importante. Il pianeta nasconde rovine, siti di detriti, laghi e fiumi da purificare e zone che possono essere recuperate. Non siamo quindi davanti a un gestionale confinato esclusivamente alla schermata della costruzione: esiste un mondo da esplorare e comprendere.

Interessante anche la presenza delle cinque Gilde del Cosmic Collective. Ognuna possiede una propria identità, capacità e filosofia e la scelta della Gilda influenza il modo in cui affrontiamo la missione. È un sistema che aggiunge una componente strategica interessante, perché introduce diverse filosofie di approccio alla rigenerazione del pianeta.

Il rischio principale di BioEden è però abbastanza evidente: il suo ritmo estremamente tranquillo non sarà adatto a tutti. Chi cerca una gestione complessa, una forte pressione economica o una difficoltà particolarmente elevata potrebbe trovarlo troppo permissivo. Ma sarebbe un po’ come criticare un gioco di pesca perché non contiene sparatorie.

BioEden vuole essere rilassante. Vuole dare al giocatore la possibilità di osservare un ambiente cambiare lentamente sotto i propri occhi. E, soprattutto, vuole trasformare il concetto di gestione in qualcosa di positivo: non costruire per consumare, ma costruire per ripristinare. Anche la possibilità di riciclare gli edifici dopo averli utilizzati contribuisce a questa filosofia. Il giocatore non è chiamato a lasciare permanentemente una gigantesca infrastruttura sul pianeta, ma può modificare la propria rete con il passare del tempo.

La versione Steam è accompagnata da una demo che permette di provare il tutorial e farsi un’idea precisa del ritmo dell’esperienza. Il gioco completo è previsto per il 3 settembre 2026 su PC, mentre le versioni PS5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2 arriveranno successivamente.

BioEden è quindi un gestionale che non cerca di mettere il giocatore sotto pressione. La sua soddisfazione nasce dalla pazienza, dalla pianificazione e dalla possibilità di assistere alla rinascita di un mondo.

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