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World End Syndrome – Recensione

Passiamo tutti attraverso questo mondo temporaneamente. Anche così, questo potrebbe finire in qualsiasi momento. Un sentimento simile di disperazione si sente nel titolo che andremo a recensire oggi. Infatti parliamo di World End Syndrome, nuovo titolo che ci è capitato tra le mani grazie ad un codice fornito da Arc System Works.

Il Gioco

Un ragazzo cerca di fuggire dal suo passato in una grande città. Un particolare evento traumatico lo ha convinto a trasferirsi. Va ad abitare nella casa di un parente in una remota e immaginaria città giapponese chiamata ” Mihate “. In quella città, trova diverse ragazze. Questo romanzo visual novel esplora anche elementi romantici oltre a terrificanti avvenimenti. Resta da vedere come la città e le ragazze nascondano qualcosa di misterioso. La storia mostra qualche intrigo. Il protagonista, anche se non ha un nome, non è molto banale per essere un po’ pessimista ed emo. Quel ragazzo è più come un elemento che incanala ciò che il giocatore può pensare ed essere. L’audio, essendo solo in giapponese, può dare una certa immersione a uno stile anime per il giocatore occidentale. La storia inizia con un buon mistero e ti attira verso il finale per tutto il tempo.

Gameplay e Altro

Il gameplay si concentra principalmente sul passaggio di testi. Quello e di filmati che sono presenti nel titolo. Non c’è molta interattività per essere un romanzo visivo. Sarebbe stato ideale mescolarlo con elementi di gioco di ruolo o battaglie. Il gameplay è intuitivo ma al punto di essere troppo semplice e monotono. Non ci sono sorprese in questo genere ed in questo gioco sotto questo aspetto. La trama è quella che obbliga a continuare a giocare ma lo stesso gameplay non lo fa. Alcune sorprese sarebbero state benvenute. I disegni usati sono pittoreschi. Le ragazze sono ben disegnate e discretamente diversificate. Lo stesso si può dire degli ambienti. I disegni in stile anime sono attraenti per chi cerca questo tipo di design. L’aspetto visivo è più evidente, in generale, con gli ambienti. L’atmosfera di Mihate si sente nelle canzoni. In modo simile a The Caligula Effect: Overdose , c’è una canzone del genere J-pop principale. I suoni ambientali sono sottili e servono come atmosfera. Questi sono più apprezzati quando non ci sono voci. Le voci stesse, come parte dell’aspetto sonoro del gioco, sono ben fatte. D’altra parte i giapponesi sono conosciuti anche perché riescono a dare quel pathos che noi occidentali non riusciamo sempre a dare nei personaggi. Per quanto riguarda il protagonista, non è così. La sua voce è per metà monotona e piatta ed è difficile vedere come relazionarsi a lui con la sua voce (essendo molto pessimista). Non c’è alcuna difficoltà in sé. È probabile che questo venga notato nel fare tra due decisioni, o nei vari rami della trama. La trama è piuttosto difficile da seguire in tutta la storia di fondo e nei dettagli. Si tratta solo di scelte tra ragazze e decisioni varie.  Non c’è molto altro da commentare su questo aspetto. Il gioco è facile da completare, almeno.

In conclusione

World End Syndrome non fa più del previsto per distinguersi in questo tipo di giochi. La storia diventa presto un po’ banale e non c’è nessuna difficoltà evidente. Il gameplay è lo stesso di questo tipo di romanzi visivi. Almeno, la grafica e l’aspetto sonoro raggiungono il loro scopo e comunicano la sensazione del romanzo visivo in stile anime.

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