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NHL 27 – Recensione

NHL 27 arriva su PlayStation 5 con una responsabilità piuttosto importante sulle spalle: quella di riuscire a dimostrare che la serie di hockey di EA Sports può ancora crescere e non limitarsi a riproporre ogni anno la stessa esperienza con qualche aggiornamento a roster, modalità e presentazione. Il nuovo capitolo sceglie infatti di concentrare gran parte dei propri sforzi proprio sull’identità delle squadre, sull’atmosfera degli incontri e sulla componente gestionale e competitiva, introducendo anche una delle novità più interessanti degli ultimi anni per la serie, la modalità Connected Franchise. Al centro troviamo il giovane talento dei San Jose Sharks Macklin Celebrini, protagonista della copertina, ma è soprattutto il tentativo di rendere ogni partita più riconoscibile e diversa dalle altre a rappresentare la vera direzione presa da NHL 27.

Una delle prime differenze che si notano entrando sul ghiaccio riguarda proprio il modo in cui il gioco vuole rappresentare le 32 squadre della NHL. EA Sports ha ricostruito le 32 arene cercando di riprodurne non soltanto l’aspetto, ma anche l’atmosfera, le luci, i maxi-schermi, le tradizioni, i cori del pubblico e soprattutto le musiche utilizzate quando la squadra di casa segna. Non è un cambiamento che modifica direttamente il gameplay, ma contribuisce a dare alle partite una personalità maggiore. Ogni arena dovrebbe avere infatti un’identità più marcata e il nuovo sistema di pubblico dinamico cerca di reagire alle situazioni che si verificano sul ghiaccio, aumentando la tensione durante le azioni offensive o nei momenti decisivi dell’incontro. È una scelta che funziona soprattutto quando si gioca una stagione lunga e si comincia a riconoscere l’atmosfera specifica dei vari palazzetti.

A completare questo lavoro troviamo una presentazione televisiva completamente rinnovata, con nuove grafiche, nuove inquadrature e un’impostazione più moderna della trasmissione. Anche il commento cambia volto grazie alla coppia formata da John Buccigross e Darren Pang, chiamata a raccontare le partite con un approccio più dinamico rispetto al passato. L’intenzione è quella di trasformare ogni incontro in una vera trasmissione NHL, con una maggiore attenzione ai momenti chiave e alle caratteristiche delle squadre. Il risultato visivo è sicuramente più convincente e contribuisce a dare al gioco una sensazione più televisiva, anche se il commento non è sempre perfetto e alcune battute possono diventare ripetitive o poco contestualizzate dopo diverse ore di gioco.

La novità più interessante sul piano strettamente tattico è però rappresentata dai Team Playbooks. Per la prima volta ogni squadra NHL dispone di un proprio sistema di gioco e di tendenze costruite utilizzando anche dati NHL EDGE, con l’obiettivo di rendere realmente differenti i comportamenti collettivi sul ghiaccio. Questo significa che non dovremmo più avere semplicemente 32 roster differenti che utilizzano sostanzialmente la stessa intelligenza tattica, ma squadre che cercano di attaccare, difendere, effettuare il forecheck e costruire le azioni secondo caratteristiche più vicine alle rispettive controparti reali. È una novità che sulla carta sembra relativamente semplice, ma che può avere un impatto importante soprattutto per chi gioca molte stagioni e conosce bene il modo in cui le diverse franchigie NHL affrontano le partite.

Questa maggiore attenzione alla tattica viene accompagnata da un sistema nel quale le squadre possono modificare il proprio atteggiamento in base alla situazione dell’incontro. Una formazione che si trova sotto nel punteggio può aumentare la pressione offensiva, mentre chi deve difendere un vantaggio può assumere un atteggiamento più prudente. Anche i compagni di squadra sono stati pensati per reagire maggiormente alle decisioni del giocatore e alla posizione degli altri elementi sul ghiaccio, cercando di mantenere una struttura più coerente durante le azioni. Il risultato non trasforma NHL 27 in un simulatore completamente diverso dai predecessori, ma contribuisce a rendere il gioco più leggibile dal punto di vista tattico, soprattutto quando si smette di affidarsi esclusivamente alle azioni individuali dei giocatori più forti.

Il gameplay rimane comunque quello che gli appassionati della serie conoscono. Il ritmo è elevato, il controllo del disco richiede precisione e la fisica dei contatti continua ad avere un ruolo importante negli scontri lungo le balaustre e davanti alla porta. NHL 27 dà il meglio di sé quando si riesce a costruire l’azione utilizzando l’intera squadra invece di affidarsi continuamente al proprio giocatore migliore, e proprio i nuovi playbook cercano di incentivare questo approccio. Al tempo stesso, alcune situazioni dell’intelligenza artificiale possono ancora risultare poco convincenti, soprattutto quando il comportamento dei compagni o dei difensori non segue perfettamente lo sviluppo dell’azione. È una delle aree nelle quali il nuovo capitolo mostra di non aver compiuto un salto generazionale altrettanto evidente rispetto al lavoro svolto sulla presentazione.

Un’aggiunta particolarmente importante per chi gioca con amici è Connected Franchise. La modalità permette di creare una lega online nella quale possono partecipare fino a 32 squadre controllate da giocatori umani, con calendario personalizzabile, gestione dei roster, strumenti da commissioner e una serie di opzioni pensate per trasformare una semplice modalità online in una vera stagione condivisa. È una funzione che può avere un valore enorme per la community, perché permette di costruire campionati personalizzati nei quali ogni partecipante gestisce una franchigia e deve affrontare le decisioni relative a scambi, mercato e organizzazione della squadra. Per chi cerca una modalità da vivere per settimane o mesi con un gruppo di amici, è probabilmente la novità più significativa introdotta da NHL 27.

Naturalmente non mancano le modalità più tradizionali della serie, compresi Be A Pro, World of Chel e Hockey Ultimate Team. Quest’ultimo riceve anche una maggiore integrazione degli allenatori reali e dei rispettivi playbook, permettendo di aggiungere un ulteriore livello strategico alla costruzione della propria squadra. World of Chel continua invece a rappresentare la componente più immediata e sociale, mentre Be A Pro rimane dedicato a chi preferisce costruire la carriera di un singolo giocatore. La varietà complessiva è quindi elevata e permette a NHL 27 di funzionare sia come esperienza prettamente offline sia come prodotto multiplayer, con supporto al cross-play tra PS5 e Xbox Series X|S per le modalità online supportate.

Proprio questa enorme quantità di contenuti, però, mette in evidenza uno dei problemi storici della serie: non tutte le modalità ricevono necessariamente lo stesso livello di innovazione ogni anno. NHL 27 fa un lavoro molto evidente sulla presentazione e introduce Connected Franchise, ma alcune componenti dell’esperienza rimangono fortemente legate alla struttura dei capitoli precedenti. Chi gioca soprattutto offline potrebbe quindi percepire meno il salto rispetto a chi passa gran parte del proprio tempo nelle modalità online o nelle stagioni gestite. Anche la presenza di acquisti in-game e delle componenti legate a Hockey Ultimate Team continua a rappresentare un elemento da considerare nel quadro generale del prodotto, soprattutto per chi vuole affrontare seriamente la modalità competitiva.

NHL 27 è quindi un capitolo che cerca di migliorare la serie attraverso l’identità piuttosto che attraverso una rivoluzione totale del gameplay. Le 32 arene ricostruite, il pubblico dinamico, il nuovo commento, i Team Playbooks e soprattutto Connected Franchise rappresentano cambiamenti concreti, mentre il cuore dell’esperienza sul ghiaccio rimane sostanzialmente fedele alla formula che EA Sports porta avanti da anni. Questo rende il gioco immediatamente accessibile ai veterani, ma significa anche che chi sperava in una trasformazione radicale potrebbe trovare alcune componenti fin troppo familiari.

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