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Astria Ascending – Recensione

Nella passata generazione abbiamo visto quello che molti credevano impossibile: il risorgere di un genere che sembrava, per storia e tradizione, legato a passate e lontane epoche d’oro. Più specificamente sto parlando del J-RPG a turni, che qualche anno fa era diventato un uccello raro particolarmente singolare; i titoli che scommettevano sullo schema tradizionale erano, in sostanza, gli strambi di un’industria videoludica che dava l’impressione di non poter stare ferma, che fosse inghiottita da una tempesta di sperimentazioni a volte non necessarie e congelata da un desiderio incomprensibile di cambiamento, lifting urgente. Come se non fosse spiegato che il leggendario franchise Square, Final Fantasy, ha contemplato, lentamente ma inesorabilmente, un passaggio sempre più netto verso l’ hack and slash, verso un combattimento meno strategico e sempre più cinematografico. In ogni caso, con queste tendenze si può capire un po’ Astria Ascending , un nuovo J-RPG dall’anima classica che arriva dalle mani di famosi creativi e programmatori del settore. Ti diciamo tutto quello che c’è da sapere sull’ultimo lavoro di Artisan Studios.

Il gioco

Si parte da una base molto promettente: il titolo si apre con un’introduzione animata di ottima fattura, che spiega, in maniera un po’ succinta, lo “stato” del mondo in cui ci troveremo. Il titolo propone la convivenza relativamente pacifica tra varie specie senzienti ed esseri umani, in una sorta di utopia armoniosa in cui le divinità sono scese dalle loro altezze celesti e hanno finalmente deciso di aiutare i poveri mortali con le loro mosse mondane. Nel nostro caso seguiremo le orme della 333a generazione di otto semidei che, insomma, non sono altro che una rielaborazione della classica figura dell’eroe: sono, insomma, illustri rappresentanti di ciascuna delle razze.

Certo, sin dall’inizio si delineano i motivi di lutto dell’opera, di cui noto già che ce ne sono alcuni: In cambio di poteri sovrumani, necessari per difendere quella concezione utopica della civiltà di cui parlavamo prima, i semidei hanno un’aspettativa di vita di tre anni, a partire dal momento in cui prendono possesso delle proprie capacità. Ciò implica due cose: che i protagonisti affrontino il tratto finale della loro vita, ciascuno con una forza e una filosofia variabile (strettamente legata al proprio carattere), e che il mondo di Astria Ascending utilizza queste pratiche da almeno un millennio. Ci sono sempre dei chiaroscuri e niente è come sembra.

E ci sono alcuni concetti che sono fondamentali per tutta l’avventura. È il caso, ad esempio, del senso stesso della cooperazione e della concordia, citato fino all’esaurimento da alcuni agenti della storia, ma anche del sacrificio e della libertà, così che sullo sfondo ciò che soggiace è l’accettazione della nostra differenze e l’imperfezione sistematica delle nostre società. Pertanto, Astria Ascendente a volte sembra un po’ razzista con i caratteri delle specie minoritarie; ciò che si scopre è, in altre parole, che c’è un’immensa differenza tra parlare di armonia e viverci. Non voglio anticipare ulteriori aspetti della trama, perché è una parte molto importante della proposta e preferisco che ciascuno la scopra da sé. Basti pensare, in ogni caso, che gli otto personaggi sono psicologicamente ben differenziati, che rispondono diversamente a determinati stimoli, e che nel mondo di Astria Ascending molte volte c’è più di quello che si vede a priori. Allo stesso modo, non c’è tanto cameratismo tra gli eroi come ci si potrebbe aspettare, e ognuno porta la morte come meglio può, cosa che considero un successo, poiché non c’è idealizzazione sulla figura del salvatore: tutto ciò che accade è, per quanto i personaggi lo nascondano, molto umano.

Gameplay e altro

Per quanto riguarda la sezione gameplay, Astria Ascending ha un funzionamento molto meno innovativo: montato a turno su uno schema J-RPG, il nuovo Artisan trova la sua forza meccanica nelle opere, una delle meccaniche classiche del genere, e in un complesso sistema di statistiche e stati alterati. La verità è che è abbastanza facile tracciare parallelismi con il recente Bravely Default II, ad esempio, a causa dell’esistenza di un contatore di concentrazione che ci permetterà di potenziare le azioni dei nostri personaggi. Come funziona? Semplice: colpendo la debolezza elementale di un nemico, otterremo quei punti extra che, tra l’altro, saranno necessari per le evocazioni e gli attacchi più spettacolari del titolo. Ovviamente, a differenza del lavoro di Claytechworks, Astria Ascending ha otto protagonisti ben differenziati nelle loro statistiche e lavoro, così che nelle questioni combattive sembra un prodotto un po’ più coeso e logico. C’è un certo grado di personalizzazione, desumibile soprattutto attraverso i nodi statistici, che ci permetterà di scegliere quale attributo valorizzare in ogni momento, e le classi di supporto, in modo che le opzioni si moltiplichino e entri in gioco la caratterizzazione personale del gruppo, ma senza che questo superi i limiti della coerenza narrativo-estetica. Inoltre, la “lore” del gioco ha una partecipazione attiva al sistema di classi, grazie al suo background zodiacale, e il risultato è abbastanza buono e intuitivo.

Naturalmente, Astria Ascending ha contenuti da dare e da regalare. A una trama principale che dura all’incirca, circa 25-35h, a seconda di ognuna, si aggiungono innumerevoli missioni secondarie, nella loro stragrande maggioranza di eroici messaggeri e cacce speciali che, in molti casi, passare attraverso il riciclaggio di zone e dungeon per l’approccio di potenti nemici che non obbediscono alle domande della trama. Qualcosa di più ispirato è il J-STER, che funge da ennesima iterazione del gioco all’interno del gioco e che mi ha ricordato molto la Triple Triad di Final Fantasy VIII. È abbastanza semplice, si gioca con i gettoni del bestiario del gioco e, ovviamente, crea dipendenza: sì, può essere un po’ casuale, purché ci sia un lancio iniziale, per decidere chi inizia a muovere i gettoni, e che può avere un peso colossale nello sviluppo del gioco. Non è perfetto, ma attinge alle proprie fonti interne e rielabora uno dei migliori J-RPG tradizionali, il che non è esattamente una cosa da poco.

Infine, per quanto riguarda la sezione artistica, Astria Ascending ha uno dei disegni artistici più belli degli ultimi anni, con quelle bellissime illustrazioni fatte a mano, e una tavolozza di colori e uso della luce che ti permettono di tirare fuori il meglio in ogni scena. È innegabile che in fatto di pura muscolatura tecnica non sia proprio travolgente, ma sa trovare la sua qualità nel suo virtuosismo artistico. C’è anche variazione climatologica. Nonostante ciò, è indiscutibile che alcuni dungeon a volte abbassino un po’ il livello, più che altro perché non tutti i set permettono di sfruttare la loro peculiare estetica. Nei temi sonori, la musica è molto bella, memorabile e all’altezza dei grandi benefici della sua sezione visiva. Tuttavia, il doppiaggio, sia in inglese che giapponese ha le sue ambivalenze e in generale dà la sensazione che avrebbe potuto e dovuto dare di più di sé.

In conclusione

Astria Ascending è un bellissimo J-RPG che adora i classici storici del genere e che guarda alle sue iterazioni più contemporanee. La storyline parte da motivazioni molto forti per impegnarsi e, anche se penso che alla fine non si risolva nel migliore dei modi, propone qualcosa di diverso, di fresco, che si allontana da gran parte dei temi narrativi del medium, con quella tragedia tipica d’altri tempi e con una rielaborazione della figura degli eroi che ritengo, quantomeno, significativa. Se ti sono piaciute proposte come Bravely Default II o Octopath Traveler, non pensarci, Astria Ascending fa per te. In caso contrario, potresti non essere in grado di superare il tutorial del titolo.

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