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Matchpoint: Tennis Championships – Recensione

L’estate è un ottimo periodo per praticare sport all’aria aperta, ma anche per farlo virtualmente con la comodità della nostra consolle. C’era la curiosità di provare questo Matchpoint Tennis Championships, un nuovo candidato a regnare in un genere un po’ dimenticato ultimamente.

Il gioco

Per fare questo, Torus Games ha creato un’esperienza di gioco che cerca di avere una propria personalità. Per cominciare, questo gioco di tennis ha 16 atleti ufficiali, e no, “niente” Nadal. Le star internazionali includono Danill Medvedev o Casper Ruud, tra gli altri. Le licenze riguardano anche i marchi sportivi che compaiono sul campo, come Head o Uniqlo, ma dove vuole apparire più “reale” è nelle sue stesse dinamiche di gioco, che richiede del tempo per padroneggiarsi.

La particolarità principale sta nel modo in cui dobbiamo controllare il giocatore e la palla stessa. Per prima cosa muoviamo il giocatore con la levetta ma, quando è il momento di colpire, teniamo premuto il pulsante corrispondente (di default ce n’è uno per i colpi) e, nel frattempo, possiamo continuare a muovere la levetta per indicare dove andrà la pallina rimbalzo. Il punto di rimbalzo è indicato da una piccola ombra grigia nell’area dell’avversario. Finché teniamo premuto il pulsante, possiamo continuare a spostare l’ombra per specificare dove vogliamo che la palla vada. Ma ovviamente stiamo parlando di pochi decimi di secondo, quindi dobbiamo essere veloci. Il tempo in cui teniamo premuto il pulsante determinerà anche la forza e la precisione del tiro, quindi se lo teniamo premuto troppo a lungo (o troppo poco), la palla potrebbe non finire esattamente dove volevamo.

In ogni caso, se stiamo già premendo il pulsante, il nostro giocatore si avvicina automaticamente alla palla per essere nel punto giusto, ma lo farà con un margine molto più piccolo rispetto a quando la gestissimo direttamente. Per tutto questo svilupperemo quasi istintivamente la necessità di guardare più all’area rivale che alla nostra, poiché la chiave è, soprattutto, saper posizionare bene l’ombra del rimbalzo. Quest’ombra, tra l’altro, potrebbe essere un po’ meno “discreta” (perché non contrassegnarla in giallo o in rosso?), perché a volte è difficile individuarla.

Ma, logicamente, ci sono anche vari tipi di scatti. Con il pulsante inferiore (X su PlayStation o A su Xbox, ad esempio), eseguiamo i normali colpi, ma se premiamo quello superiore possiamo effettuare un pallonetto per cogliere di sorpresa l’avversario che è troppo vicino alla rete. Possiamo anche lanciare un colpo di rovescio o slice, che danno un po’ di rotazione e variano la velocità del tiro standard. Questi quattro pulsanti influiscono anche quando ci occupiamo del servizio.

Gameplay ed altro

Quindi, ad esempio, se premiamo triangolo per il servizio (la cui forza dipende dal tenere premuto il pulsante), lanceremo una palla veloce e bassa, per cercare di cogliere di sorpresa l’altro giocatore. In realtà, c’è poco altro da dire sul gameplay, che è in sostanza molto semplice ma richiede un po’ di tempo per abituarsi.

Matchpoint: l’offerta delle modalità di gioco dei campionati di tennis è corretta. In offline, possiamo accedere a una partita veloce (scegliendo il numero di partite) contro la CPU o un altro giocatore, tutorial, partita di allenamento o allenamento, con minigiochi per testare situazioni specifiche e battere il nostro punteggio. La modalità principale è una modalità carriera che ci consente di progettare il nostro giocatore, che possiamo quindi utilizzare nelle altre modalità. Le opzioni di personalizzazione sono piuttosto brevi e segnaliamo a malapena alcuni punti chiave delle caratteristiche e del colore dei capelli, a parte, logicamente, la nazionalità o il nome.

Una volta dentro, si parte in fondo alla classifica mondiale e con attributi (forza, rovescio, condizione fisica) praticamente al minimo. Viene visualizzato un calendario con le giornate occupate da tornei, sessioni di allenamento, partite di esibizione o super playoff. I tornei sono il vero affare e, se li battiamo, ci permetteranno di scalare qualche gradino in classifica, oltre a ricevere nuove scarpe, racchette o scarpe da ginnastica, che miglioreranno un po’ le nostre statistiche. Questi tornei possono essere lunghi e farci passare dagli ottavi di finale delle partite ai 3 set, ma per fortuna possiamo uscire e salvare per riprendere quando vogliamo, anche nel mezzo di una partita. Ogni torneo si svolge su cemento, erba o terra battuta, anche se quando si tratta di giocare non si nota molto.

A livello grafico, gli stadi sono molto spettacolari e dettagliati, con il pubblico, i giudici di sedia, i giudici di linea ed altro ancora. Anche l’illuminazione sembra realistica ed i movimenti dei tennisti, molto eleganti e credibili, dai rovesci o topspin agli “smash”. Tuttavia, quando la fotocamera ingrandisce per i primi piani, tutto va in pezzi un po’. Per cominciare, i tennisti famosi hanno poca somiglianza con le loro controparti reali. I giudici o il pubblico sono peggio, con facce che, direttamente, sembrano riempitivi di un gioco PS2. Tutto questo è anche immerso in un famigerato tearing dello schermo che taglia molto l’immagine. Per quanto riguarda il suono, tutto si riduce a un grido molto puntuale dei tennisti, agli applausi ai punti e all’arbitro di sedia (che può essere un ragazzo o una ragazza) che segna i punti. C’è un commentatore, sì, ma in inglese e, onestamente, è piuttosto blando. Interviene solo quando ci sono più break point o quando un set è finito, con frasi che finiscono per diventare ripetitive.

In conclusione

Nel complesso, Matchpoint: Tennis Championships è un gioco che mostra la passione dei responsabili dello sport della racchetta, perché le partite stesse cercano di essere realistiche e intense. E ci riesce, con alcuni scambi di palla davvero duri o battute d’arresto in extremis che salvano i set. In senso puramente giocabile, siamo molto soddisfatti. Ma in tutto il resto mostra che lo studio non è particolarmente ampio. La grafica, vista anche su PC, ha molte sfaccettature e la modalità carriera non è sufficientemente accattivante e varia per appassionarsi.

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