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Dead Rising Deluxe Remaster – Recensione

Ogni nuova generazione di console per videogiochi è solitamente accompagnata da numerose e iperboliche promesse che assumono la forma di cifre vertiginose di teraflop, nuove funzionalità online o nomi roboanti per ciascuno dei chip che compongono il sistema. La nebbia generata dal marketing di solito ci mette un po’ a dissiparsi ed è lì, proprio in quel momento, che devono apparire quei giochi che materializzano le promesse e le trasformano in realtà tangibili. Sono quei titoli rivoluzionari, quelli impossibili da vedere sulle piattaforme precedenti, quelli che diventano gli alfieri dei nuovi tempi mettendo le carte in tavola e dimostrando la reale potenza del nuovo hardware.

Il titolo

Dead Rising, uscito nell’agosto 2006 per Xbox 360, è stato uno di questi titoli di punta. La console di Microsoft era già sul mercato da quasi un anno e cose come Call of Duty 2, The Elder Scrolls: Oblivion o Kameo erano già state pubblicate per essa e bombe come Gears of War erano già all’orizzonte, ma Dead Rising è stata durante quei primi mesi una delle opere che ha contribuito maggiormente a generare quella sensazione di salto generazionale.

Dead Rising era stato originariamente concepito come un sequel di Shadow of Rome, il meraviglioso gioco per PlayStation 2 ambientato negli ultimi anni della Repubblica Romana, ma ben presto i suoi sviluppatori, con il leggendario Keiji Inafune in produzione, decisero di virare verso un’ambientazione fortemente influenzata dal cinema zombie di serie B di George Romero. Sfruttando la potenza della nuova generazione, gli sviluppatori hanno deciso di adottare un approccio totalmente sandbox: il giocatore, come accaduto in Dawn of the Dead del già citato Romero, si sarebbe ritrovato intrappolato in un centro commerciale preso d’assalto da migliaia di zombie e detto centro commerciale sarebbe diventato, per così dire, un enorme parco giochi pieno di cose da provare e sperimentare liberamente. A riprova di questa enfasi sulla libertà del giocatore c’è la particolare struttura che costituiva la struttura giocabile di Dead Rising. Abbiamo vestito i panni di Frank West, un carismatico fotoreporter freelance che, armato di coraggio, si stava recando in una piccola città del Colorado per scoprire la verità nascosta su un’epidemia insabbiata dalle autorità, che ha afflitto la città con gli zombie. Frank, per le vicissitudini del destino, finisce nel centro commerciale della città, dove deve sopravvivere per tre giorni fino a quando non viene evacuato.

La particolarità di Dead Rising è che questo approccio non era solo una scusa per la trama, ma serviva anche a proporre una struttura non convenzionale. Avevamo 72 ore – equivalenti a circa sei ore di tempo reale – prima di essere evacuati e durante quel periodo di tempo potevamo fare quello che volevamo: seguire le missioni della storia principale, passeggiare per il centro commerciale a piacimento con il semplice obiettivo di sopravvivere e annientare il maggior numero possibile di zombie fino all’arrivo dei nostri salvatori, Salva gli altri sopravvissuti e aiutali a raggiungere la zona sicura allestita nei pressi dell’eliporto del centro commerciale, elimina alcuni umani che hanno approfittato del caos per scatenare le loro psicopatie o esplora l’area prestando attenzione ai numerosi eventi secondari che si stavano verificando quando l’orologio raggiungeva un certo punto.

Il gioco ci ha dato la completa libertà di seguire la nostra strada, ma in cambio è stato terribilmente impegnativo con la gestione del tempo. C’erano così tanti sopravvissuti, eventi, psicopatici e, in generale, cose da fare che erano anche persi nel caso in cui non arrivassimo in tempo o non fossimo nel posto giusto che era praticamente impossibile farlo e vedere tutto, a meno che non giocassimo ancora e ancora e riuscissimo a ottimizzare in modo preciso e millimetrico ciascuno dei passaggi che facevamo nel gioco.

Gameplay ed altro

Anche un certo spirito roguelike ha contribuito a questa rigiocabilità. Dead Rising presentava un sistema di aumento di livello in cui acquisivi nuove abilità o potenziamenti degli attributi man mano che guadagnavi punti esperienza con le tue azioni, che si trattasse di annientare gli zombie, salvare i sopravvissuti, scattare foto iconiche con la fotocamera di Frank o completare le missioni principali. Se in qualsiasi momento fossimo caduti vittima dei nostri nemici, e questo era molto probabile durante i primi minuti, il gioco ci presentava la possibilità di caricare il nostro ultimo punto di salvataggio manuale e continuare il nostro gioco da lì o riavviare il gioco e ricominciare il gioco dall’inizio, ma mantenendo le abilità e i miglioramenti degli attributi che avevamo già acquisito in precedenza. Tenendo presente che i salvataggi non erano automatici e che i punti concessi erano pochissimi e molto dispersi tra loro… Il gioco ci ha spinto a ricominciare da zero più e più volte, diventando più forti ad ogni corsa e ottimizzando il modo in cui giocavamo.

Questo sistema era piuttosto controverso all’epoca, in quanto causava frustrazione a un buon numero di giocatori che vedevano come le loro prime partite non fossero molto fruttuose e erano inevitabilmente costretti a ricominciare da zero più e più volte. O come, una volta che avevano già iniziato a padroneggiare il gioco e migliorare il personaggio, hanno finito per perdere gran parte dei progressi perché hanno trovato la morte in ogni angolo senza essere stati in grado di salvare il gioco per molti minuti. Fortunatamente, per tutti coloro che se lo sono perso in quel momento o non sono riusciti a connettersi con la sua proposta, Dead Rising Deluxe Remaster arriva per risolvere bordi di questo tipo. Dead Rising Deluxe Remaster incorpora il salvataggio automatico ogni pochi minuti e ogni volta che moriamo aggiunge il carico di questo gioco di salvataggio automatico come possibilità in aggiunta ai due modi di affrontare la morte già presenti nel gioco originale, che ammorbidisce la curva di ingresso nel gioco e consente ai giocatori con meno voglia o possibilità di dedicare tempo al gioco per avere un’esperienza fluida ai controlli.

È il primo, e il più sorprendente per il modo in cui impatta sull’esperienza giocabile, delle modifiche proposte da questo Dead Rising Deluxe Remaster che diciotto anni dopo l’uscita originale arriva per PC e per tutte le attuali console domestiche. L’altro cambiamento che colpisce è, ovviamente, l’enorme strato di vernice che è stato dato alla sezione grafica, trasferendo il gioco sullo stesso RE Engine che ha alimentato le ultime uscite dell’azienda di Osaka. Il cambiamento è come il giorno e la notte e assolutamente tutti gli elementi del gioco, che si tratti di animazioni, modelli, texture o illuminazione, hanno un bell’aspetto, con poco da invidiare a nessuno dei giochi attuali. Oltre a questi due cambiamenti, che sono i più immediatamente evidenti, Dead Rising Deluxe Remaster apporta tonnellate di miglioramenti alla qualità della vita. I controlli sono stati modernizzati, ora consente cose basilari per il 2024 come poter mirare mentre ci si muove, e l’Intelligenza Artificiale dei sopravvissuti, che ci ha causato tanti mal di testa nel gioco originale, è stata notevolmente migliorata, evitando la frustrazione di vederli morire costantemente in modo assurdo, anche se è ancora lontano dall’essere perfetto. Insieme a questi grandi cambiamenti, ci sono stati anche innumerevoli altri piccoli miglioramenti, come le regolazioni della durata delle armi.

Tutto ciò significa che, nonostante tutti gli anni che ha alle spalle, giocare a Dead Rising oggi con il Deluxe Remaster è un’esperienza moderna per qualsiasi giocatore che si avvicini al gioco. Inoltre, il suo approccio innovativo ai corsetti che limitano la creatività del giocatore e il suo approccio più malizioso e divertente al genere zombie, in contrasto con la serietà del cugino Resident Evil, continuano a renderlo un’esperienza imperdibile.

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