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Cubic Odyssey – Recensione

Cubic Odyssey si presenta come un’avventura open-world che fonde elementi di crafting, esplorazione e combattimento in un universo voxel-style. Il gioco inizia con un atterraggio di fortuna su un pianeta sconosciuto, dove il giocatore assume il ruolo di un sopravvissuto. Da qui, l’obiettivo è raccogliere risorse, costruire strumenti e veicoli, e intraprendere un viaggio attraverso sistemi stellari ricchi di vita e misteri .

Il titolo

Al centro della narrativa di Cubic Odyssey vi è la minaccia della “Tenebra Rossa”, un’infezione galattica che corrompe la fauna, consuma pianeti e mette in pericolo ogni forma di vita. Il giocatore è chiamato a esplorare l’universo per scoprire l’origine di questa piaga e trovare un modo per fermarla. Durante il viaggio, si incontrano civiltà dimenticate, si scoprono tecnologie avanzate e si interagisce con personaggi non giocanti, arricchendo l’esperienza narrativa .

Il gameplay di Cubic Odyssey rappresenta il cuore pulsante dell’esperienza, fondendo con successo elementi survival, esplorativi e da costruzione all’interno di un universo voxel-style sorprendentemente vasto. Il titolo prende ispirazione da giochi come No Man’s Sky, Minecraft e persino Starbound, ma riesce a ritagliarsi un’identità propria grazie a una combinazione di dinamiche ben integrate e a un worldbuilding strutturato con cura.

Gameplay ed altro

All’inizio, il giocatore si ritrova su un pianeta ostile, costretto a raccogliere risorse primarie come metalli, gas o sostanze organiche. I pianeti sono generati proceduralmente e offrono biomi diversi – da deserti infuocati a giungle tossiche, passando per mondi ghiacciati o lunari. Ogni mondo ha caratteristiche proprie: gravità, fauna, clima, e persino flora interattiva. Alcune zone sono pacifiche, altre infestate dalla “Tenebra Rossa”, costringendo il giocatore a pianificare con attenzione ogni missione.

La sopravvivenza non si limita a evitare pericoli ambientali: sarà necessario costruire rifugi, cucinare cibo, e gestire l’ossigeno o la temperatura corporea in ambienti ostili. I pianeti ruotano attorno a stelle attive, generando un ciclo giorno-notte visibile anche dallo spazio, con effetti non solo estetici ma anche sul gameplay (ad esempio, alcuni nemici si attivano solo di notte). Il sistema di crafting è vasto e modulare. I giocatori possono fondere risorse raccolte per creare oggetti essenziali come utensili, armi, veicoli e moduli di base. La vera sorpresa, però, è la libertà costruttiva: si possono assemblare astronavi pezzo per pezzo, costruire basi planetarie o orbitanti, e persino realizzare strutture mobili. Il sistema ricorda in parte quello di Space Engineers, ma con un’interfaccia più accessibile e pensata anche per i meno esperti.

Ogni struttura ha uno scopo: protezione, generazione di energia, comunicazione o trasporto. Le astronavi, per esempio, non sono solo estetiche: la forma, la disposizione dei propulsori e la distribuzione dei pesi influiscono su manovrabilità e consumi. La possibilità di salvare progetti e condividerli online amplia ulteriormente la rigiocabilità. Il combattimento è dinamico, sia a terra che nello spazio. Le armi vanno da semplici blaster fino a torrette laser o lanciamissili a ricerca, e possono essere potenziate con materiali rari. Il nemico principale, la “Tenebra Rossa”, si manifesta sotto forma di creature mutanti, sciami volanti o giganteschi mostri biomeccanici. Alcune battaglie ricordano boss fight epiche, con fasi e punti deboli specifici.

La cooperativa online consente di affrontare queste sfide in gruppo: costruire basi condivise, pilotare astronavi multi-equipaggio e coordinarsi per abbattere navi madre infestate dalla Tenebra. Il PvE è il focus principale, ma non è escluso che venga integrata una componente PvP in futuro, stando agli sviluppatori.

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