Appena ho iniziato Iwakura Aria, sono stato trascinato in un’estate del 1966 avvolta nel mistero e nella nostalgia. Interpreti Ichiko, una giovane cameriera che arriva alla villa Iwakura in cerca di stabilità — ma invece trova segreti pericolosi, relazioni complesse e una connessione profonda con Aria, l’erede della famiglia. L’ambientazione post-bellica, tra crescita economica rapida e fratture sociali, è resa con delicatezza, evocando atmosfere emotive che affondano come radici in ogni dialogo.

L’estetica visiva è il cuore pulsante dell’esperienza: le illustrazioni pittoriche si compongono come collage, con immagini che si sovrappongono in modo poetico, creando scene che sembrano dipinti in movimento. Ogni inquadratura ha un respiro artistico, sottolineato dalle vibrazioni emotive tra Ichiko e Aria: è un gioco che comunica con silenzi e sguardi tanto quanto con le parole.
La narrazione scorre tra suspense, emozioni tormentate e delicate sfumature affettive: non è solo una storia d’amore, ma un intricato dramma che tocca amicizia, identità, ruoli imposti. Le tue scelte determinano quale tra i nove finali sbloccherai—alcuni dolci, altri devastanti, e alcuni misteriosamente ambigui—aggiungendo un peso significativo a ogni decisione che prendi. Il taccuino di Ichiko, con i suoi disegni, funge da diario intimo e chiave dei segreti, e l’esplorazione delle stanze rivela dettagli che fanno battere il cuore.

L’elemento LGBTQ+ è parte della storia, ma non l’unica; i legami che si sviluppano sono vissuti con la forza cupa della suspense. Non è un racconto da cui puoi tornare indietro facile: ha un impatto, ti mette in discussione, ti risuona addosso. È un’esperienza narrativa intensa, capace di tenerti incollato anche quando tutto sembra placido. Il taccuino di Ichiko è un elemento delizioso: annotazioni, schizzi e riflessioni intime che ti fanno entrare nella sua testa, mostrandoti ciò che magari non osa dire ad alta voce. È un piccolo ponte tra il giocatore e la protagonista, che rende l’esperienza più personale.
Il comparto audio merita una menzione speciale: le musiche alternano melodie dolci e malinconiche a silenzi pesanti che ti fanno percepire il vuoto della villa. Persino il rumore di passi su un pavimento di legno o il fruscio di una tenda mossa dal vento contribuiscono a creare una tensione costante.
Quello che mi ha colpito di più, però, è come Iwakura Aria riesca a intrecciare temi personali e intimi con il contesto storico: l’amore, la paura di esporsi, il peso delle aspettative sociali, la frattura tra tradizione e cambiamento. È una storia che parla di scelte difficili e di ciò che siamo disposti a sacrificare per sentirci vivi.


