Tidy Up Together parte da un’idea tanto semplice quanto stranamente efficace: mettere ordine insieme agli amici. Niente mondi da salvare, niente nemici da combattere e nessuna trama complicata da seguire. Qui il vero obiettivo è prendere ambienti completamente caotici, raccogliere tutto ciò che è fuori posto e riportare ogni cosa al proprio posto, trasformando un’attività quotidiana in un’esperienza cooperativa sorprendentemente divertente.

La premessa potrebbe far pensare a un semplice simulatore di pulizia, ma Tidy Up Together punta soprattutto sulla collaborazione. Il caos diventa infatti molto più interessante quando viene affrontato in compagnia, perché ogni giocatore può occuparsi di una zona diversa, raccogliere determinati oggetti o aiutare gli altri a completare le aree più complicate.
Il gioco mette il giocatore davanti ad ambienti pieni di oggetti sparsi, mobili da sistemare, elementi da spostare e cose che evidentemente non si trovano nel posto corretto. All’inizio la quantità di disordine può sembrare quasi opprimente, ma è proprio questa sensazione a rendere soddisfacente il momento in cui il lavoro comincia a dare i suoi risultati.
Una stanza che prima sembrava completamente devastata comincia lentamente a prendere forma. Gli oggetti vengono raccolti, gli scaffali riempiti, i mobili sistemati e il pavimento torna finalmente libero. È una progressione molto semplice, ma il gioco riesce a sfruttare bene quella particolare soddisfazione che nasce dal trasformare il caos in ordine. La differenza fondamentale rispetto a un normale gioco di organizzazione è però rappresentata dal multiplayer.

Giocare con altre persone modifica completamente il ritmo dell’esperienza. Invece di occuparsi individualmente di ogni singolo oggetto, ci si può dividere i compiti. Uno può raccogliere gli oggetti sparsi, un altro sistemare gli scaffali, mentre un terzo può occuparsi di una stanza completamente diversa. Ed è proprio qui che Tidy Up Together trova la sua identità.
La cooperazione non è necessariamente sempre perfetta. Anzi, una parte del divertimento nasce proprio dagli errori e dal caos provocato dai giocatori stessi. Si può passare da una perfetta catena di montaggio a quattro persone che cercano contemporaneamente di spostare lo stesso oggetto, intralciandosi a vicenda. Sono situazioni apparentemente insignificanti, ma in compagnia possono diventare il momento più divertente della partita.
Il gioco richiede inoltre una certa attenzione nell’interpretazione degli ambienti. Non basta raccogliere tutto indiscriminatamente: bisogna capire dove ogni oggetto dovrebbe essere collocato. Questo trasforma il riordino in una sorta di puzzle ambientale nel quale osservazione e memoria diventano importanti.

Con il passare del tempo si comincia a riconoscere la logica degli spazi e a muoversi più rapidamente. Quello che all’inizio richiede parecchio tempo diventa progressivamente un lavoro quasi automatico. È una sensazione che ricorda quella dei migliori giochi di organizzazione: non è necessariamente il gioco a diventare più semplice, siamo noi a diventare più efficienti.
Il sistema di progressione contribuisce ulteriormente a questa sensazione. Attraversando le varie situazioni è possibile migliorare il proprio modo di affrontare il lavoro e acquisire strumenti che permettono di velocizzare alcune operazioni. In questo modo l’esperienza non rimane completamente statica e il giocatore ha una ragione in più per continuare.
La componente competitiva aggiunge inoltre un’interessante alternativa alla cooperazione. Quando non si ha voglia di collaborare, il riordino può trasformarsi in una gara per vedere chi riesce a completare il proprio compito più velocemente. È una soluzione curiosa, soprattutto considerando quanto pacifica sia la premessa.

Ed è proprio questa capacità di trasformare qualcosa di estremamente tranquillo in una piccola competizione a rendere Tidy Up Together più versatile di quanto potrebbe sembrare. Naturalmente il gioco ha anche dei limiti molto evidenti.
Il gameplay è volutamente ripetitivo. Se non si prova alcuna soddisfazione nel raccogliere, classificare e sistemare oggetti, difficilmente Tidy Up Together riuscirà a mantenere l’interesse a lungo. Non ci sono combattimenti, grandi colpi di scena o una storia cinematografica capace di spingere il giocatore ad andare avanti. Il contenuto deve quindi essere valutato per quello che vuole essere. È un gioco rilassante e cooperativo.
E in questo senso funziona particolarmente bene come esperienza da giocare con gli amici mentre si chiacchiera. Non richiede necessariamente una concentrazione costante e permette di entrare e uscire dal ritmo della partita con relativa facilità.

Ma non bisogna confondere la tranquillità con l’assenza di difficoltà. Quando gli ambienti diventano più grandi e gli oggetti aumentano, organizzare il lavoro diventa progressivamente più importante. In cooperativa, inoltre, diventa necessario comunicare per evitare di perdere tempo facendo tutti la stessa cosa.
Il comparto visivo segue la stessa filosofia. Gli ambienti sono costruiti soprattutto per essere leggibili e funzionali al gameplay. È importante riuscire a distinguere rapidamente gli oggetti, capire la disposizione degli spazi e individuare il posto nel quale dovrebbe essere sistemato ciò che abbiamo raccolto. Non serve quindi una grafica fotorealistica per apprezzare l’esperienza: quello che conta è la chiarezza dell’ambiente.
Anche il comparto sonoro rimane discreto, accompagnando senza disturbare un gameplay nel quale la componente principale è costituita dai movimenti e dalle interazioni con gli oggetti. Alla fine, Tidy Up Together è un gioco che riesce proprio perché non cerca di essere qualcosa che non è. Prende una delle attività più semplici che possiamo immaginare e la trasforma in una piccola esperienza multiplayer.

Il suo vero valore emerge quando si gioca con altre persone. Da soli può essere un piacevole passatempo rilassante, ma insieme agli amici il riordino diventa quasi una forma di gioco sociale: ci si divide i compiti, si cerca di lavorare velocemente, ci si ostacola accidentalmente e, soprattutto, si ride degli inevitabili disastri che nascono quando quattro persone cercano di mettere ordine nello stesso posto.

