Ho finalmente messo le mani su Unfinished Business, l’espansione standalone di RoboCop: Rogue City disponibile dal 17 luglio 2025, e posso dirti subito che mantiene tutte le promesse di un action ricco e intenso. Non serve conoscere il gioco originale per apprezzarlo: si parte subito dentro un conflitto nuovo, con l’OCP Tower trasformata in un covo armato e un solo obiettivo: arrestare il caos.

Il titolo
La trama riprende dal finale di Rogue City, quando un gruppo di mercenari saccheggia componenti cruciali dalla sedia medica di RoboCop e prende possesso dell’intera OmniTower, un gigantesco complesso progettato per ospitare gli ex-residenti di Old Detroit. Dentro ogni piano della torre diventa un labirinto letale pieno di nemici d’élite, mine, droni volanti, torrette automatiche e cyborg con jetpack o katana. È l’inizio di una sfida sempre in crescendo, che ti costringe a pensare, a muoverti e a rispondere a ogni piano con intelletto e fuoco.
Nei panni di RoboCop, la sensazione è quella di un tank umano, potente ma vincolato dal terreno e dalle coperture: il gioco premia il movimento oculato e l’uso strategico degli armi. Fra le novità più rilevanti ci sono nuove armature e un arsenale ampliato, con un minigun devastante e un Cryo Cannon sperimentale capace di congelare i nemici. Finalmente il celebre Auto‑9 non domina tutti i combattimenti: altre armi possono davvero fare la differenza. Le esecuzioni brute e cinematiche – come sbattere una testa contro una parete o gettarla contro una macchinetta delle bevande – aggiungono un tocco pulp e cinematografico all’esperienza.
Un dolore al cuore si spezza quando, seppure pronto come RoboCop, ti ritrovi a vestire i panni di Alex Murphy durante flashback. In queste missioni torni a essere un poliziotto umano, vulnerabile e determinato, e scopri lati del personaggio che non emergono nei panni del cyborg. L’interpretazione vocale di Peter Weller aiuta a rendere credibile il passaggio tra passato e presente, offrendo una prospettiva emotiva ben calibrata.

Gameplay ed altro
La struttura del gioco cambia rispetto all’originale: addio open world e missioni varie, benvenuto gameplay lineare e focalizzato. L’intera esperienza si svolge all’interno della OmniTower: ogni piano presenta sfide diverse, obiettivi precisi e tecnologie al limite dell’invasivo. Si entra e si sale, affrontando scontri calibratissimi e passaggi securizzati: il ritmo diventa serrato e continuo, più simile a un assalto tattico che a una pattuglia urbana.
La difficoltà è ben calibrata: subito impegnativa sui piani bassi, cresce con progressione verticale fino a sfide da squadre armate di armature pesanti o droni esplosivi. La varietà dei nemici – jet pack, cyborg armati di katana, bot esplosivi, torrette automatiche – costringe a cambiare strategia ad ogni piano. La sensazione generale è di trovarsi tra un film come Dredd e The Raid, ma con il cuore e la giustizia di RoboCop.
Dal punto di vista tecnico, tutto gira bene su PS5 e Xbox Serie X|S. Il framerate è stabile, i texture e gli effetti sono coerenti con il motore Unreal Engine 5 già ammirato nel titolo base. Qualche imperfezione qua e là – come animazioni rigide nei momenti più concitati – non rovina la fluidità generale. L’interfaccia resta compatta ma funzionale, e alcune animazioni (soprattutto nelle esecuzioni) trasmettono un peso visivo convincente. Discutibile è stata la scelta di alcune modifiche per garantire la certificazione console – in particolare alcune censure grafiche relative ai dismemberment nel gioco base – ma il tono rimane violento, cupo e coerente con l’universo originario.


