Giocare a Battle of Rebels è stato come entrare in un progetto appassionato, nato dal lavoro di un singolo sviluppatore che ha deciso di mettersi alla prova creando uno shooter ambizioso e ricco di idee. Fin dall’inizio il titolo mette in chiaro il suo obiettivo: trasportare il giocatore in un mondo in cui l’umanità è sull’orlo dell’estinzione a causa di un virus alieno e di cloni-zombi che infestano la Terra. È uno scenario familiare per gli amanti del genere, ma qui raccontato con una sincerità e una voglia di coinvolgere che traspare in ogni dettaglio.

La campagna in singolo è strutturata in più missioni che alternano azione serrata a momenti di respiro, con la possibilità di passare dalla visuale in prima a quella in terza persona. Nonostante l’ovvia linearità, c’è sempre qualcosa che tiene viva l’attenzione, sia che si tratti di un’orda da fronteggiare sia che si debba pilotare un drone o un carro armato per ribaltare una situazione disperata. Dove il gioco brilla davvero è nella modalità cooperativa: la possibilità di affrontare missioni con un amico, coordinarsi per resistere a ondate di nemici o sfruttare i veicoli per ribaltare le sorti dello scontro, rende l’esperienza più ricca e varia.
Dal punto di vista tecnico, Battle of Rebels fa quello che può con le risorse a disposizione. Le ambientazioni e i modelli non hanno la complessità dei grandi blockbuster, ma sono funzionali e trasmettono la giusta atmosfera. È sorprendente vedere come un progetto indipendente riesca a proporre non solo meccaniche di shooting solide, ma anche sezioni con mezzi pesanti, armi diverse e persino boss fight che richiedono strategia. Ci sono limiti evidenti, come qualche animazione grezza o momenti in cui il frame rate cala, ma nel complesso l’esperienza resta godibile e coinvolgente.

Ed è qui che bisogna sottolineare un punto cruciale: Battle of Rebels non è un titolo AAA, né vuole esserlo. È il frutto della passione e dell’impegno di una sola persona, venduto a un prezzo coerente con ciò che offre. Giocandolo, si percepisce quell’energia tipica dei progetti indie più genuini, in cui ogni scelta di design è frutto della visione di un autore, e questo dà al gioco un’identità particolare. Non tutto è rifinito, certo, ma c’è un cuore pulsante dietro ogni livello.


