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Diablo IV: Lord of Hatred – Recensione

Se hai passato decine di ore a solcare le lande di Sanctuarium in Diablo IV, probabilmente ti sarai chiesto cosa avesse in serbo Blizzard per il futuro. Vessel of Hatred è la risposta: un’espansione che non stravolge il gioco base, ma che ne espande i confini in modo convincente, portandoci nel cuore corrotto di Nahantu. L’ho giocata a fondo e, onestamente, è un pacchetto che lascia sensazioni contrastanti, ma che alla fine riesce a farti incollare allo schermo.

Il fulcro del viaggio è la ricerca di Neyrelle, ormai tormentata dalla presenza di Mefisto. La trama ti porta in una giungla che trasuda decadenza e mistero, un’ambientazione che visivamente spacca: le nuove zone di Nahantu sono dettagliate, opprimenti e riescono a distinguersi nettamente dai paesaggi che già conoscevamo. Tuttavia, se devo essere critico, la campagna mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca. È scritta bene in certi passaggi, ma sembra quasi un intermezzo, un capitolo di passaggio che ti prepara a qualcosa di più grande senza però darti quel climax epico che ti aspetteresti da uno scontro con un Primo Maligno.

La vera stella dell’espansione è la nuova classe: lo Spiritista (Spiritborn). È una ventata di aria fresca incredibile. È versatile, veloce, e la possibilità di richiamare gli spiriti guardiani (dal giaguaro al millepiedi) cambia completamente il feeling del combattimento rispetto alle classi classiche. Se sei un fan delle build agili e piene di effetti a schermo, questa classe è un motivo sufficiente per giustificare l’acquisto.

Parlando di end-game, qui il gioco brilla davvero. L’introduzione dei mercenari è una chicca che ho apprezzato tantissimo: non sono solo “bot” che ti seguono, ma personaggi con una loro progressione che aggiungono un tocco di compagnia (e utilità) fondamentale, specialmente se giochi in solitaria. E poi c’è la Cittadella Oscura, la prima vera sfida co-op pensata seriamente per il gioco di squadra. È un’attività che richiede coordinazione e che rompe la monotonia del semplice “uccidi tutto quello che si muove”, anche se capisco che per chi vuole solo farmare in solitaria possa sembrare un limite.

Ci sono poi i miglioramenti generali: il sistema di progressione è stato sfoltito e reso molto più fluido. Non hai più quella sensazione di dover combattere contro menu inutilmente complessi. I nuovi livelli di difficoltà e il sistema dei glifi rendono il grind finale molto più appagante rispetto al lancio del gioco.

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