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Aggelos 2 – Recensione

Dopo aver conquistato gli appassionati dei metroidvania e degli action platformer in pixel art, Aggelos torna con un secondo capitolo che non si limita a riproporre la formula originale, ma prova ad ampliarla introducendo una meccanica capace di cambiare completamente il modo di affrontare l’avventura. Aggelos 2 conserva infatti quell’anima fortemente ispirata ai grandi classici dell’era 16-bit, ma costruisce intorno al protagonista un sistema basato sulla contrapposizione tra luce e oscurità.

La storia ci porta nel Regno di Lumen, dominio del Dio della Luce, ormai sotto assedio da parte dell’Esercito dell’Oscurità. Il protagonista appartiene agli Aggelos, la più alta schiera degli angeli, ma per sopravvivere alla guerra sarà costretto ad abbracciare anche una forma demoniaca. Da questo presupposto nasce il cuore dell’avventura: non basta essere un angelo e combattere secondo le regole della luce, perché in determinati momenti sarà necessario accettare anche il potere dell’oscurità.

La trasformazione tra le due forme non è soltanto estetica. L’Aggelos dispone di un approccio più disciplinato, difensivo e preciso, mentre la forma demoniaca punta sulla velocità, sull’aggressività e sull’utilizzo dei poteri oscuri. Imparare quando cambiare forma diventa quindi fondamentale per superare determinati nemici, ostacoli e situazioni ambientali.

È una meccanica che funziona particolarmente bene perché viene integrata direttamente nel level design. Aggelos 2 propone infatti due mondi paralleli e sovrapposti, ciascuno con caratteristiche, nemici, segreti e percorsi differenti. L’esplorazione non consiste quindi semplicemente nel procedere da sinistra verso destra, ma invita continuamente a osservare l’ambiente e chiedersi quale forma sia necessaria per poter proseguire.

La struttura richiama chiaramente il metroidvania, con nuove abilità che aprono progressivamente percorsi precedentemente inaccessibili. Durante l’avventura si possono ottenere capacità come il volo, l’aggancio alle pareti e il dash, trasformando gradualmente il protagonista in un personaggio molto più versatile.

Questo aspetto rende particolarmente soddisfacente anche il ritorno nelle aree già visitate. Un passaggio che all’inizio sembrava puramente decorativo può improvvisamente diventare raggiungibile grazie a una nuova abilità, mentre un percorso apparentemente secondario può nascondere un potenziamento importante.

Il combattimento è altrettanto centrale. Gli sviluppatori puntano su un’azione veloce e precisa, dove tempismo e riflessi contano parecchio. La forma angelica e quella demoniaca offrono approcci differenti e obbligano il giocatore a non affidarsi sempre alla stessa strategia.

La difficoltà sembra inoltre voler mantenere quello spirito da action platformer vecchia scuola che ha sempre caratterizzato la serie. I nemici possiedono pattern riconoscibili, ma imparare a gestirli richiede attenzione. Quando poi arrivano i boss, la situazione cambia completamente.

Sono 13 i boss principali distribuiti nei due regni, e rappresentano alcuni degli incontri più importanti dell’intera avventura. Il design punta molto sulla spettacolarità e sulla lettura dei pattern, trasformando ogni combattimento in una sorta di prova finale delle abilità apprese fino a quel momento.

Anche la progressione del personaggio è stata costruita per dare una sensazione costante di crescita. Le sfere raccolte durante l’esplorazione permettono di potenziare forza e resistenza e di sbloccare attacchi speciali sempre più devastanti. Non si tratta quindi soltanto di diventare più forti, ma anche di ampliare il proprio repertorio.

A livello visivo, Aggelos 2 sceglie consapevolmente di non inseguire il realismo. La pixel art 16-bit è uno degli elementi che definiscono maggiormente l’identità del gioco. Sprite dettagliati, colori vivaci e animazioni fluide riescono a dare vita a un mondo che sembra uscito da un immaginario RPG dell’epoca SNES e Mega Drive, ma con una qualità moderna.

È soprattutto il contrasto tra luce e oscurità a permettere alla direzione artistica di esprimersi al meglio. I due mondi possiedono caratteristiche visive differenti e questo rende immediatamente riconoscibile il cambiamento di dimensione. Su PS5 il gioco beneficia inoltre del supporto al DualSense, mentre l’impostazione a 2D permette di mantenere un’esperienza estremamente reattiva e precisa.

Il principale limite potrebbe essere rappresentato proprio dalla sua fedeltà alla vecchia scuola. Aggelos 2 non cerca di semplificare l’esperienza per venire incontro a chi è abituato ai moderni action platformer estremamente accessibili. Alcune sezioni richiedono pazienza e precisione e i boss possono mettere seriamente alla prova.

Ma è anche ciò che rende il gioco interessante. Aggelos 2 non vuole essere semplicemente un metroidvania moderno con la grafica retrò: vuole recuperare anche parte dello spirito dei giochi di un’altra epoca, quando imparare un percorso e memorizzare i movimenti di un boss facevano parte integrante del divertimento.

Il risultato è un sequel che amplia intelligentemente le fondamenta dell’originale. La doppia natura angelica e demoniaca non sembra un’aggiunta superficiale, ma diventa il fulcro del combattimento, dell’esplorazione e degli enigmi.

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