Apidya’ Special è il tipo di progetto che nasce da una domanda molto semplice: cosa succederebbe se un classico shoot’em up del 1992 venisse ricostruito oggi, mantenendo intatto il suo spirito originale ma senza limitarsi a riproporlo attraverso una semplice emulazione?

La risposta è un remake che guarda contemporaneamente al passato e al presente. Il gioco originale Apidya, pubblicato nel 1992 per home computer, è diventato negli anni una piccola perla del panorama shoot’em up europeo, e questa nuova versione è stata sviluppata proprio dal team originale insieme a un fan che è diventato sviluppatore. Non è quindi un remake realizzato semplicemente osservando il materiale originale: c’è un legame diretto con il gioco del 1992, ma anche la volontà di reinterpretarlo per gli schermi moderni.
La cosa più importante è che Apidya’ Special non cerca di trasformarsi in uno shoot’em up moderno iperrealistico. Rimane fedele alla propria natura: siamo una piccola ape lanciata in un mondo gigantesco, colorato e decisamente psichedelico, dove qualsiasi cosa può trasformarsi in una minaccia.
Ed è proprio questa prospettiva a rendere l’ambientazione così particolare. Invece di attraversare lo spazio combattendo astronavi, il giocatore si muove tra prati, stagni, fogne e ambientazioni tecnologiche, affrontando insetti, creature e ostacoli che, osservati dalla prospettiva di un piccolo insetto, assumono dimensioni enormi. La varietà degli scenari è notevole. Il gioco propone cinque mondi principali, ciascuno suddiviso in diversi livelli, con un totale di 20 boss oltre a livelli speciali nascosti.

Il gameplay rimane quello di uno shoot’em up a scorrimento laterale estremamente classico. Si vola, si spara e si cerca di sopravvivere a una quantità crescente di nemici e proiettili, imparando progressivamente i pattern degli avversari e dei boss.
Ma Apidya’ Special non si limita a mettere il giocatore davanti a un muro di proiettili. La progressione permette di ottenere potenziamenti che modificano il proprio arsenale e rendono il protagonista progressivamente più efficace. La soddisfazione nasce quindi anche dalla capacità di costruire una configurazione adatta alla situazione.
Il remake introduce inoltre eventi casuali durante le partite, tra cui una particolare modalità notturna che modifica l’aspetto dei nemici. Sono piccoli elementi che aiutano a rendere meno prevedibile una formula che, per sua natura, potrebbe rischiare di diventare ripetitiva dopo molte partite.
Uno degli aspetti più interessanti è però la possibilità di scegliere come vedere il gioco. Apidya’ Special offre una modalità widescreen moderna con nuovi effetti di parallasse, ma permette anche di tornare alla rappresentazione originale in formato 4:3, cercando di ricreare l’esperienza del 1992. A questo si aggiungono filtri CRT opzionali con scanline, effetto fosforo e simulazione della maschera dello schermo.

È un dettaglio che potrebbe sembrare secondario, ma per un remake di questo tipo è fondamentale. Chi vuole semplicemente godersi una pixel art moderna può utilizzare la modalità widescreen, mentre chi cerca un’esperienza nostalgica può ricreare molto più fedelmente l’aspetto degli home computer dell’epoca.
Anche la musica è stata trattata con grande attenzione. Il compositore originale Chris Hülsbeck ha realizzato nuove versioni in studio della colonna sonora, offrendo una reinterpretazione moderna dei brani storici.
È probabilmente questo rispetto per il materiale originale a rappresentare il vero punto di forza del progetto. Apidya’ Special non sembra voler dimostrare che il gioco del 1992 fosse superato e che servisse reinventarlo completamente. Al contrario, parte dal presupposto che quelle idee funzionassero già e cerca di renderle nuovamente piacevoli da giocare oggi.
Naturalmente questo significa anche che alcune caratteristiche della vecchia scuola sono rimaste. La difficoltà può diventare rapidamente impegnativa e il giocatore deve imparare a conoscere gli schemi dei nemici. Non è uno shoot’em up pensato per essere semplicemente completato una volta e dimenticato: il piacere sta nel migliorare la propria prestazione, memorizzare i livelli e cercare di arrivare sempre più lontano.

Molto interessante anche la presenza della cooperativa locale. Il secondo giocatore non controlla semplicemente una seconda ape indipendente, ma uno dei droni di supporto. È una soluzione particolare che permette di vivere l’avventura in compagnia senza stravolgere il bilanciamento originale.
Le opzioni di accessibilità rappresentano invece un’apertura importante verso un pubblico moderno. È possibile modificare la difficoltà e rendere l’esperienza più accessibile rispetto all’originale, così da non relegare Apidya’ Special esclusivamente ai veterani degli shoot’em up.
Dal punto di vista tecnico, il risultato è soprattutto una celebrazione della pixel art. Gli sprite mantengono una forte identità retro, ma la maggiore risoluzione e gli effetti moderni permettono agli ambienti di apparire molto più ricchi rispetto al materiale originale.
Il gioco è inoltre molto leggero dal punto di vista dei requisiti hardware, caratteristica che lo rende perfettamente adatto anche a sistemi non particolarmente potenti.

L’unico vero limite è anche il suo principale punto di forza: la fedeltà. Chi cerca uno shoot’em up moderno con sistemi di progressione estremamente complessi, enormi alberi delle abilità o meccaniche completamente nuove potrebbe trovarsi davanti a un’esperienza fin troppo tradizionale. Ma non è quello l’obiettivo.
Apidya’ Special è soprattutto un atto d’amore verso uno shoot’em up che rischiava di rimanere confinato alla memoria di chi lo aveva giocato negli anni Novanta. Il fatto che sia stato ricostruito dal team originale, che mantenga la possibilità di giocare nella veste 4:3 originale e che aggiunga contemporaneamente nuovi contenuti e modalità moderne dimostra una cura particolare per la storia del gioco.


