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Baby Steps – Anteprima

Baby Steps è un titolo “walking simulator” pensato in modo letterale : sviluppato da Bennett Foddy (noto per QWOP e Getting Over It), insieme a Gabe Cuzzillo e Maxi Boch (Ape Out), il gioco propone un’esperienza meditativa e fisicamente impegnativa, in cui ogni movimento viene gestito manualmente dal giocatore. . Non si tratta di una corsa o azione frenetica, ma di un cammino guidato dalla fisica, che mira a trasformare una semplice passeggiata in un’avventura contemplativa.

Il titolo

Nel ruolo di Nate, un 35enne pigro che vive ancora nello scantinato dei genitori, ci ritroviamo catapultati in un mondo misterioso avvolto dalla nebbia. Qui, la sua unica via d’uscita è imparare a camminare: ogni passo richiede controllo preciso, perché anche il gradino più piccolo può provocare una caduta comica (e qualche frustrazione).

Piuttosto che obiettivi convenzionali, Baby Steps si basa sul concetto di self‑guided play: nessun sistema di vite, salute o missioni forzate, ma la libertà di esplorare un vasto ambiente alpino, trovare luoghi, suoni e paesaggi a proprio ritmo. Le cadute non puniscono severamente: si arriva in posti inaspettati e nuovi punti panoramici, incoraggiando la curiosità piuttosto che la penalità.

L’esperienza narrativa è frammentaria e umoristica, arricchita da dialoghi improvvisati tra i creatori stessi, che offrono brevi interazioni con personaggi surreali (come un australiano nascosto nei cespugli). . Il risultato è un viaggio che riflette anche temi esistenziali, come la pigrizia, il fallimento e la ricerca di senso nella vita quotidiana.

Gameplay ed altro

Il cuore del gameplay è la simulazione fisica realistica del camminare: il giocatore usa i trigger per sollevare ogni gamba e l’analogico per piazzare il piede — qualcosa che ricorda QWOP o Death Stranding, dove imparare il ritmo è parte essenziale del divertimento.

La responsività è paradossalmente calibrata: inizialmente frustrante, ma dopo qualche tentativo il giocatore entra in uno stato di “flow”, padroneggiando il passo come in un rito meditativo. Le cadute diventano inevitabili compagne di viaggio, ma anche fonte di umorismo visivo (grazie al “onesie” che si sporca sempre di più).

Tecnicamente, Baby Steps punta su uno stile essenziale ma evocativo: ambienti nebbiosi, leggeri, ma ricchi di fascino; animazioni goffe ma riuscite; suoni ambientali simili a una “musique concrète”, costruiti in base ai passi e alla fauna del luogo. La colonna sonora si adatta ai nostri movimenti, con 420 “beats and vibes” che arricchiscono il cammino.

In conclusione

Baby Steps è una proposta originale e coraggiosa: un “walking simulator” che diventa un piccolo rituale quotidiano, tra fatica, umorismo e contemplazione. Seppur derivato dalla filosofia dei “rage game” di Foddy, questo titolo sposta l’attenzione dalla frustrazione alla riflessione. Non è per tutti, ma può conquistare chi cerca esperienze lente, autentiche, e capaci di far riflettere — passo dopo passo.

Per chi cerca azione, questo gioco sembrerà lento e strano. Ma per chi vuole ritagliarsi un momento di silenzio videoludico — magari dopo una giornata caotica — Baby Steps ha il potenziale di diventare un compagno unico.

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