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CHICKEN RUN: EGGSTRACTION – Recensione

Dopo oltre vent’anni dal film originale, Galline in Fuga torna nel mondo dei videogiochi con Chicken Run: Eggstraction, un titolo che unisce azione furtiva, umorismo britannico e un sorprendente tocco di strategia. Non è solo un tie-in pensato per sfruttare la nostalgia: è una piccola produzione curata e intelligente, che riesce a reinterpretare l’universo di Aardman in chiave videoludica senza snaturarne lo spirito artigianale.

Il gioco si apre con un prologo che cattura immediatamente il tono della pellicola: un campo di galline apparentemente tranquillo, un’atmosfera serena e una nuova minaccia che incombe. Ginger e la sua banda devono ancora una volta fuggire da un allevamento di dimensioni industriali, questa volta trasformato in una vera e propria fortezza tecnologica dove ogni passo falso può significare la cattura. È una premessa semplice, ma funziona: la posta in gioco è chiara, e la voglia di riscatto delle protagoniste è tangibile sin dal primo minuto.

La struttura di Eggstraction combina meccaniche stealth e puzzle ambientali in modo sorprendentemente organico. Ogni missione chiede al giocatore di pianificare il percorso, distrarre le guardie, sfruttare travestimenti e gadget improbabili — in pieno stile Aardman. C’è una certa aria da Commandos o Desperados, ma filtrata attraverso un umorismo che stempera la tensione. Le galline non si limitano a nascondersi: costruiscono trappole, improvvisano armi con utensili da cucina, e si muovono in squadra, ognuna con una propria abilità peculiare.

Ginger è agile e può accedere a zone sopraelevate; Rocky, con il suo carisma spaccone, può distrarre gli umani; Bunty è la forza bruta del gruppo; e poi ci sono le nuove arrivate, con competenze tecniche e trucchetti ingegnosi. La varietà dei personaggi rende ogni livello una piccola sfida tattica, dove il successo dipende più dall’ingegno che dai riflessi.

Dal punto di vista del design, Eggstraction sorprende per la sua coerenza estetica. Il motore grafico riproduce fedelmente lo stile “stop-motion” tipico dei film Aardman, con texture volutamente imperfette, animazioni leggermente rigide e ambienti pieni di dettagli che sembrano fatti a mano. Ogni oggetto, dal filo spinato al cartello “Keep Out”, sembra costruito con materiali veri, e questo conferisce al gioco un fascino unico. È raro trovare una direzione artistica così riconoscibile e coerente.

Anche la colonna sonora è perfettamente in linea con l’atmosfera: temi orchestrali leggeri, punteggiati da sonorità buffe e strumenti acustici che accompagnano i momenti di tensione senza mai perdere l’ironia. Il doppiaggio, sia in inglese che nelle altre lingue, mantiene il tono vivace e caricaturale dei film, restituendo quella sensazione di commedia d’avventura che è il marchio di fabbrica del franchise.

La struttura delle missioni è scandita in episodi, ciascuno con un proprio obiettivo principale — evadere, sabotare, recuperare un oggetto — e numerosi obiettivi secondari che incoraggiano l’esplorazione. Il ritmo è ben calibrato: le prime missioni servono a introdurre le meccaniche, ma già dopo poche ore il gioco propone situazioni più elaborate, in cui coordinare più galline contemporaneamente diventa fondamentale. È un sistema che ricompensa la pianificazione e la curiosità, e che non teme di lasciare spazio all’improvvisazione.

Una delle trovate più riuscite è la modalità cooperativa. Giocare Eggstraction in due (in locale) trasforma completamente l’esperienza: diventa una danza di complicità, in cui i giocatori devono sincronizzare le azioni, coprirsi a vicenda e condividere risorse. Le situazioni più comiche — come una fuga rocambolesca dopo un allarme, o un travestimento finito male — nascono spesso proprio da questo caos cooperativo, e fanno parte del divertimento.

Dal punto di vista tecnico, il gioco è solido. La telecamera isometrica offre una buona visuale d’insieme, e i controlli sono intuitivi anche con il pad. Qualche piccola imprecisione nell’intelligenza artificiale delle guardie — talvolta troppo miopi o inspiegabilmente sospettose — non rovina l’esperienza, ma può generare momenti involontariamente comici. In fondo, è coerente con il tono generale del gioco.

La longevità è onesta: circa 10-12 ore per completare la storia principale, ma molto di più se si punta al completismo o si vogliono sbloccare tutti i bonus (bozzetti, modelli 3D, scene extra). È un titolo che non punta sulla quantità, ma sulla cura. Ogni livello è pensato come un piccolo set cinematografico, con la stessa attenzione al ritmo e ai dettagli che ci si aspetterebbe da uno studio di animazione.

Certo, Eggstraction non è perfetto. Qualche sezione può risultare ripetitiva, e chi cerca un titolo d’azione tradizionale potrebbe trovarlo troppo “soft”. Ma come esperienza d’avventura stealth leggera, umoristica e visivamente irresistibile, funziona alla grande. È un gioco che trasuda personalità, costruito con affetto verso i personaggi e con un rispetto sincero per il materiale originale.

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