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Daymare 1998 – Recensione – Versione Console

Il mondo dei remake realizzati dai fan dei videogiochi è piuttosto interessante e allo stesso tempo pericoloso, perché i loro sforzi di solito vanno a vuoto nel momento in cui vengono conosciuti e la società proprietaria dei diritti decide di chiudere l’attività. Tuttavia, la passione e il desiderio spesso superano la ragione, soprattutto quando non vedi l’ora di giocare di nuovo a Resident Evil 2 con grafica e controlli aggiornati. Quindi Invader Studios, che stava lavorando un paio di anni fa a “Resident Evil 2 Reborn”, un remake con Unreal Engine 4 e Unity dal famoso gioco di zombi. All’epoca Capcom annunciò che stavano lavorando a “Resident Evil 2 Remake”, i quali inviarono una lettera amichevole che chiedeva di smettere al progetto. Tutte le ore di lavoro dedicate al titolo sembravano state sprecate, ma gli Invader Studios ne hanno approfittato per sviluppare un gioco completamente nuovo. Così è nato Daymare: 1998. Finalmente arrivato anche su console, dopo mesi dall’uscita su PC, abbiamo avuto il piacere di provare la versione PS4 grazie ad un codice inviato dai nostri amici, italiani per giunta e questa è la nostra recensione.

Il gioco

Conoscendo la storia di Daymare: 1998, vengono spiegati molti degli elementi che condivide con Resident Evil: un virus che trasforma le persone in zombi, una città devastata da questa piaga o un’azienda farmaceutica dietro questo disastro. Per far fronte a questa minaccia, non poteva mancare un gruppo di forze speciali con un acronimo originale, chiamati “HADES”. Daymare ha una struttura in cui gestiamo tre diversi personaggi: un soldato d’élite, un pilota di elicotteri e un ranger che soffre di quella che è nota come sindrome di Daymare. Le parti di quest’ultimo, di Samuel, sono probabilmente le più interessanti, almeno per vedere qualcosa di diverso da una copia di Resident Evil. La sua malattia provoca gravi allucinazioni e paranoia, che deve sopportare durante una missione di vendetta personale contro Hexacore, la società farmaceutica che ha causato la catastrofe. Per quanto generico possa sembrare, gli sviluppatori hanno faticato a offrire una documentazione approfondita dietro tutti gli elementi della storia. C’è anche una vera pagina web in cui puoi inserire le password che sono nel gioco per imparare ancora di più sugli esperimenti di questa oscura compagnia. Tanto da leggere per i più “nerd” e da esplorare per quelli esigenti.

Analisi del Gameplay e del lato tecnico

Il gameplay di Daymare: 1998 è puramente tradizionale: uccidi o fuggi da zombi, risolvi enigmi e gestisci un inventario. È apprezzato che l’esplorazione, sebbene non ci troviamo di fronte a un mondo aperto, è ben ricompensata. Insieme al dettaglio delle sue ambientazioni, tenendo conto delle sue umili origini, la cosa normale sarà perdersi nei suoi corridoi un po’ più del normale. La velocità del personaggio è piuttosto lenta, ma il gioco permette di correre e un tasto, di scattare ancora di più, per situazioni disperate. Purtroppo la scarsa varietà di zombi è un fattore che non aiuta a togliere quella sensazione costante di fare sempre la stessa cosa. Inoltre, per qualche motivo che non riesco a concepire (sbagliato o intenzionale?), i non-morti non cadono con la stessa quantità di proiettili. Forse in uno shooter normale questo non sarebbe affatto un problema, al di là dell’incomprensibile argomento, ma in un titolo survival horror la gestione delle munizioni e dell’inventario fa parte del suo DNA. In queste circostanze, è molto difficile razionare i proiettili se non sai quanti ne avrai bisogno per porre fine alla prossima orda di zombi. Un altro problema che non aiuta è la mancanza di un qualche tipo di arma da mischia per i momenti più “intimi”. Inoltre, questi zombi non mordono, ma piuttosto vomitano, togliendo un po’ la magia che il gioco crea. Gli enigmi sono un aspetto molto positivo, che supera persino Resident Evil. I momenti degli enigmi sono utili tra le orde di zombie e sono abbastanza complessi da non essere un semplice ostacolo che il giocatore deve superare troppo facilmente. Il gioco ci costringe a cercare informazioni, a investigare a fondo lo scenario, a fare conti e persino a memorizzare in quanto Daymare non ci offre la risposta su un piatto. Non vogliamo perdere il livello di dettaglio di cui stavamo parlando in precedenza. Daymare: 1998 sembra un gioco degli anni’90 (in senso buono) per ovvie ragioni del suo concepimento. Questo è ulteriormente aumentato grazie al gran numero di Easter Eggs e riferimenti, alcuni dei quali molto attuali. Troviamo anche molte macchine da scrivere ovunque, un informazione ovvia alla vera origine del gioco. Non solo dovremmo evidenziare questi dettagli che ci fanno notare che è un titolo fatto con cura e da persone appassionate del genere, ma graficamente Daymare: 1998 è abbastanza buono (considerato il numero di persone che hanno lavorato al titolo) qualcosa di essenziale per riuscire a trasmettere l’atmosfera di terrore necessaria per il genere. Il titolo non presenta un doppiaggio in italiano, ma solo dei sottotitoli. La longevità è buona, senza contare che nella nostra prima RUN abbiamo impiegato circa 9/10 ore per portarlo termine, ben oltre le nostre aspettative.


In conclusione

Daymare: 1998 ci ha dato ottime impressioni perché ha eseguito bene quelle buone idee. Daymare riesce a sfruttare molto bene le sue origini come remake di Resident Evil 2 e gli conferisce maggiore profondità e un certo fascino grazie ai riferimenti. Tuttavia, il combattimento, che diventa il suo nucleo giocabile, non finisce per convincere completamente nel lungo periodo, sebbene le sequenze di puzzle compensino ottimamente quelle piccole lacune che presenta.

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