Project Motor Racing nasce come un progetto estremamente ambizioso, quasi un manifesto per chi ama la simulazione di guida pura, senza compromessi. Si percepisce fin da subito l’intenzione di proporsi come un successore spirituale dei grandi sim racer moderni, puntando tutto su un modello di guida complesso, su un parco auto vastissimo e su un numero di circuiti in grado di coprire praticamente ogni esigenza. L’impatto iniziale è quello di un titolo che vuole mettersi in competizione con i colossi del genere, offrendo realismo, profondità e varietà. Ma basta dedicargli un po’ di tempo per capire che siamo davanti a un gioco che alterna sprazzi di grande potenziale a elementi ancora acerbi, spesso troppo acerbi per questo tipo di produzione.

La guida è il cuore dell’esperienza e, nelle sue migliori interpretazioni, riesce davvero a comunicare la sensazione di trovarsi al volante. Alcune vetture restituiscono un feeling convincente, soprattutto quelle più leggere o quelle con assetti più reattivi. Il peso dell’auto, le sospensioni, il modo in cui la gomma interagisce con l’asfalto: quando tutto fila, Project Motor Racing regala momenti di simulazione autentica. E non è un caso: l’intero sistema di fisica è stato costruito cercando un approccio più rigoroso rispetto a molti concorrenti, lavorando su parametri che permettono al giocatore di percepire in modo quasi “ingegneristico” ciò che accade sotto il telaio.
Il problema è che questa qualità non è sempre uniforme. Alcune vetture risultano troppo sensibili, altre sembrano scivolare anche nelle condizioni più improbabili. La coerenza della fisica varia, e non è raro incappare in situazioni in cui il comportamento della macchina diventa imprevedibile o incoerente. È il tipo di difetto che in un arcade passerebbe inosservato, ma in un simulatore rompe la magia, perché spezza la fiducia che il giocatore costruisce con il sistema di guida.

Il roster di auto e circuiti è, almeno sulla carta, una delle grandi attrattive del gioco. Modelli storici, auto moderne, classi diversissime tra loro: ce n’è abbastanza per tenere occupati gli appassionati per mesi. I circuiti sono tanti e ben differenziati, anche se alcuni tracciati soffrono di una resa visiva altalenante, con zone più curate e altre più spoglie, e questo contribuisce a una sensazione generale di lavoro non ancora completamente rifinito. Visivamente, Project Motor Racing si impegna: illuminazione, effetti meteo, dettagli interni e modelli delle auto sono generalmente buoni, ma non sempre allo stesso livello. L’insieme dà l’impressione di un titolo in evoluzione, non completamente stabile su una propria identità grafica.
L’intelligenza artificiale è uno dei punti più delicati. Gli avversari spesso seguono traiettorie troppo rigide, si chiudono addosso senza logica o si comportano come se non percepissero la presenza della tua auto. È una componente che necessita chiaramente di ulteriori correzioni, perché influisce in modo diretto sul divertimento nelle gare single-player. Il sistema delle penalità, poi, non è sempre equilibrato: basta sfiorare un cordolo o finire leggermente larghi per ritrovarsi con penalizzazioni eccessive, mentre in altre occasioni situazioni più gravi passano inosservate. È un altro segnale del fatto che serve ancora lavoro di limatura.
Dal punto di vista tecnico, il gioco alterna momenti fluidi ad altri in cui cali di performance, bug o piccoli glitch spezzano il ritmo. Sono quegli inconvenienti che non rendono l’esperienza ingiocabile, ma che impediscono al titolo di emergere davvero nel panorama dei sim racer, specialmente su una piattaforma esigente come Steam dove l’offerta di qualità è vasta. Anche il feedback di volante e pad necessita talvolta di regolazioni più profonde per ottenere una risposta coerente.

La struttura generale è invece abbastanza solida: modalità carriera, gare singole, prove a tempo, sfide e contenuti che puntano alla longevità. C’è la volontà di creare un ambiente ricco, espandibile, fatto per tenere i giocatori impegnati nel lungo periodo. E quando il gioco funziona, il divertimento e la soddisfazione sono reali, soprattutto per chi ama smanettare con assetti, configurazioni e piccole variabili che rendono ogni giro diverso dal precedente.

