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Raiders of the broken planets – Campagna 1 – Recensione

MercurySteam, sviluppatore noto per averci regalato titoli dal calibro di Castlevania Lord of shadow 1 e 2, cambia completamente direzione e genere, ed oggi ci ha proposto di recensire il suo nuovo titolo, ovvero Raiders of the broken planet per Ps4. Questa è la nostra recensione.

Trama

 Da premettere che gli sviluppatori hanno deciso di dividere la storia del gioco in 4 campagne vendibili separatamente al costo di 9.99 euro l’una. Nulla di cui preoccuparsi poiché ogni campagna ha una trama indipendente che alla fine va a ricollegarsi a quella principale diciamo. In questa prima campagna troviamo la rottura dell’intero pianeta della razza umana a causa dello sfruttamento al limite delle proprie risorse. Qui troviamo i Riders, strani alieni dalle fattanze umanoidi che cercano di accaparrarsi le ultime risorse del pianeta, prima di lasciarlo per sempre e andare altrove.

Gameplay e comparto audiovisivo

 Raiders of the broken planet, per coloro che non hanno mai sentito parlarne, è uno shooter in terza persona che mira a cambiare le regole del genere, introducendo un paio di meccaniche interessanti. I personaggi giocabili, attualmente 6, danno la possibilità di spaziare, con la loro struttura a tipici giochi Moba o giochi FPS legati a concetti RPG. Ogni personaggio ha una caratteristica diversa che si adatta ad una specifica situazione, come per esempio il Tank che ha maggiore resistenza e maggiore potenza di fuoco a distanza ravvicinata, oppure il cecchino, letale sulla lunga distanza e resistente sulle lunghe corse, ma con poca vita. Una novità interessante, è tratto dal corpo a corpo che si basa su di un principio abbastanza buffo, come quello della morra cinese. Infatti tra le scelte c’è la possibilità di schivare il colpo, dare un colpo diretto oppure andare di presa e mettere KO il nemico. Sembra semplice, ma se mettiamo il fatto che come detto, il tutto è sottoforma di morra cinese, la situazione si complica leggermente. E’ presente anche un sistema di microtransazioni che permette al personaggio di potenziarsi e cambiare equipaggiamento al fronte di uno più potente, ma tutto ciò non limita di certo il giocatore che non vuole spendere. Tutto ciò che è possibile acquistare con soldi reali, tranne per alcuni accorgimenti speciali, è ottenibile in game con un po’ di sudore, dunque non c’è di cui preoccuparsi. Questa mini campagna si divide in circa 4 macro arene ed in sottomissioni che ci porteranno alla fine in medio tempo per lasciare spazio al prossimo capitolo previsto a breve. Il comparto grafico è esattamente quello che ci aspettavamo, un titolo dettagliato, anche se non nei massimi termini. Ci piace quello che vediamo, antialiasing adatto e filtri ambientali ottimi, fanno in modo di nascondere quei piccoli dettagli da correggere. Ultima nota per il comparto sonoro, nulla di eccezionale nel campo della colonna sonora e buon doppiaggio.

In conclusione

Raiders of the broken planets è un buon titolo e presenta una struttura originale sotto quasi tutti i punti di vista. Sono presenti anche ottime citazioni a titoli simili che faranno divertire il giocatore. La prima campagna del gioco è durata circa 8 ore, giocata con molta calma e cercando di  capire bene la struttura del gioco. Se tutta il resto del titolo dovesse presentarsi in questo modo, potremmo trovarci tra le mani un ottimo titolo, che riesce a staccarsi dalla grande fetta di TPS presenti sul mercato e tagliarsi la propria fetta di pubblico e critica.

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