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Sword Art Online: Lost Song – Recensione

Sword Art Online è un anime che si è guadagnato negli anni una fanbase piuttosto appassionata tra i videogiocatori. Non è difficile capire il perché, analizzando la principale storyline su cui sia le visual novel che la serie animata si basano: parliamo di esseri umani intrappolati in un MMO avanzatissimo che sfrutta la VR, uno scenario che certo non fatica a catturare l’immaginario di chi i MMORPG li ama veramente, o ha sempre sognato di poter giocare a un titolo quasi indistinguibile dalla realtà.

Lost Song  racconta di videogiocatori intrappolati in un MMORPG tecnologicamente evoluto. Seguendo in parte l’evoluzione che i sistemi di controllo potrebbero realmente avere (si pensi a Oculus Rift, Project Morpheus e tutti gli altri prototipi di visori VR di cui si parla tanto in questi anni), nel mondo di Sword Art Online i giocatori, grazie a uno strumento abbastanza evoluto che agisce sul cervello e stimola i cinque sensi, vivono la realtà virtuale che – diciamolo – un po’ tutti abbiamo sempre sognato.

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La versione messa a disposizione di Bandai Namco partiva con un personaggio di livello 100, che inizialmente credevo essere la conseguenza di un salvataggio avanzato. In realtà, Lost Song dovrebbe cominciare proprio così, per esigenze di trama, in quanto i protagonisti (si potrà scegliere tra una quindicina abbondante di personaggi, e non solo il classico Kirito dei precedenti giochi) hanno già completato fasi di gioco nel mondo virtuale che fa da ambientazione per la trama.
Ciò nonostante, la sensazione era che i mostri disseminati lungo le aree esplorabili fossero un po’ troppo “leggeri” per il personaggio controllato, che era in grado di spazzarli via con uno o massimo due attacchi.

Partiamo brevemente dalla trama, che segue in realtà una cronologia completamente diversa da quella dell’anime. Lost Song si pone in un mondo ove i personaggi non sono usciti dal primo gioco virtuale nello stesso periodo, e li vede da poco all’interno della seconda avventura, ambientata all’interno di ALfhiem Online (videogioco ispirato dalla mitologia nordica). La storia di Lost Song peraltro non sembra contenere eventi particolarmente significativi, e sceglie di appoggiarsi ad antagonisti più simili a semplici rivali, con filosofie diverse da quella di Kirito e del suo gruppo sul come e sul perché un MMO vada giocato.

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È plausibile che questa opzione sia stata inserita principalmente per far gustare meglio ai giocatori il multiplayer online del titolo, che non abbiamo avuto purtroppo modo di testare. In parole povere è possibile combattere contro certi boss in gruppo con altri giocatori, ma farlo aumenta enormemente la difficoltà di tali avversari. Non sorprende dunque che gli sviluppatori abbiano voluto dar modo agli utenti di creare un proprio combattente da sfruttare in certe situazioni.
Se non vi incuriosisce nemmeno alla lontana la possibilità di giocare online, comunque, non preoccupatevi. Ci sono una ventina di personaggi utilizzabili nel gioco, più che sufficienti per soddisfare i vostri desideri, anche se questi vanno livellati singolarmente.

Strutturalmente, Lost Song sembra un MMORPG, per motivi di trama, ma in realtà è un gioco single player offline (anche se la versione definitiva potrebbe offrire modalità cooperative per quattro giocatori, che è comunque una cosa diversa dal concetto di MMO), con tutti i vantaggi del caso, come la possibilità di mettere in pausa in qualsiasi momento e accedere ai menu con tutta la calma necessaria

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COMMENTO PERSONALE

Non sarà il più memorabile dei titoli derivanti da anime e visual novel di successo, Ma Sword Art Online: Lost Song sembra un prodotto godibile e ben confezionato, che potrebbe conquistare i fan sfegatati della serie e anche qualche semplice amante del genere.

Consigliato | Non consigliato

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