Stavo giusto aspettando il momento di parlare di un titolo come The Coma 3: Bloodlines. Se hai seguito le vicende della Sehwa High School fin dal primo capitolo, sai bene che questa serie ha sempre avuto quel fascino inquietante tipico del folklore coreano, mescolato a un horror claustrofobico che non ti lascia mai respirare. Dopo averci tenuto sulle spine con i primi due titoli, Dvora Studio torna finalmente a chiudere il cerchio, e la sensazione è che si sia puntato tutto sull’intensità e sulla chiusura dei nodi narrativi.

L’impostazione rimane quella del run-and-hide in 2D che abbiamo imparato a conoscere, ma stavolta le cose si fanno più serie. Non siamo più confinati solo tra i banchi di scuola: l’avventura si apre verso nuove location, espandendo l’universo del “Coma” e portandoci a esplorare una Seoul oscura, intrisa di maledizioni, occultismo e leggende metropolitane.
La cosa che mi ha colpito di più in questo terzo capitolo è la gestione dei personaggi. Non abbiamo più un solo protagonista, ma tre, ognuno con i propri punti di forza e debolezze. È una scelta azzeccata, perché costringe a cambiare strategia continuamente, impedendo al gameplay di diventare troppo ripetitivo, dato che devi adattarti alle diverse abilità mentre cerchi di scappare da ombre e marionette terrificanti che ti danno la caccia senza sosta.

Il gioco riesce a mantenere una tensione costante grazie a un design delle aree molto compatto. Non c’è mai un vero momento di sicurezza: il mondo delle ombre è un regno in cui, se il tuo spirito viene separato dal corpo, sei finito, e la pressione che senti ogni volta che devi nasconderti in un armadietto aspettando che il mostro di turno passi oltre è ancora altissima. Ci sono quattro nuovi boss, ognuno con pattern di attacco unici che richiedono di approcciarsi al combattimento (o meglio, alla fuga) in modo sempre diverso. È un’esperienza che richiede nervi saldi e una buona dose di pianificazione, perché qui non si combatte, si sopravvive.
Sul piano tecnico, lo stile è quello consolidato: una grafica 2D curatissima che riesce a trasmettere un senso di disagio profondo, supportata da una narrazione ricca di lore che finalmente va a spiegare i segreti della Sehwa Foundation e il legame tra i protagonisti e questo mondo da incubo. Se sei un fan dell’horror psicologico e ti sono piaciuti i predecessori, troverai in questo Bloodlines la conclusione che meritavi. È un titolo che chiude la trilogia in modo violento, cupo e decisamente teso.


