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The Relic: First Guardian – Recensione

The Relic: First Guardian è uno di quei giochi che, già dalle prime immagini, sembra voler attirare l’attenzione degli appassionati di action RPG e Soulslike, ma che in realtà prova a seguire una strada leggermente diversa. Sviluppato dal team sudcoreano Project Cloud Games, il titolo ci porta in un mondo dark fantasy devastato dalla distruzione della Grande Reliquia, un evento che ha trasformato l’antico regno di Arsiltus in una terra apocalittica. Nei panni dell’ultimo Guardiano, il giocatore viene chiamato a raccogliere le reliquie rimaste, oggetti legati alle vite e alle emozioni di coloro che sono vissuti prima della catastrofe, nel tentativo di riportare il mondo verso una nuova prosperità. È una premessa che mette immediatamente al centro non soltanto il combattimento, ma anche il rapporto tra equipaggiamento, esplorazione e memoria, elementi che costituiscono la vera identità del gioco.

A livello strutturale, The Relic: First Guardian è un action RPG fortemente orientato all’esplorazione, con un mondo oscuro e pieno di aree da scoprire, nemici da affrontare e segreti da individuare. L’ambientazione cerca di costruire un senso costante di decadenza, alternando rovine, territori selvaggi e zone più inquietanti, mentre la storia del mondo viene ricostruita progressivamente attraverso ciò che troviamo durante il nostro viaggio. Non è però un’avventura nella quale la narrazione viene continuamente messa davanti al giocatore: gran parte del fascino deriva proprio dalla scoperta, dalla sensazione di trovarsi in un luogo del quale conosciamo soltanto frammenti e dalla volontà di capire cosa sia realmente successo ad Arsiltus. È una scelta che funziona soprattutto quando lasciamo che sia l’ambiente a raccontare il passato, mentre risulta meno efficace nei momenti in cui la sceneggiatura prende direttamente il controllo del racconto.

Il combattimento rappresenta naturalmente il cuore dell’esperienza e costituisce anche uno degli aspetti più interessanti della produzione. The Relic: First Guardian propone cinque differenti tipologie di armi, tra cui spada e scudo, bastone da battaglia, doppie lame, armi a due mani e spadone, ognuna accompagnata da un proprio albero di abilità. La particolarità è che il sistema non si limita a cambiare statistiche e animazioni, ma permette di costruire un personaggio molto più vicino alle proprie preferenze, combinando capacità differenti e sfruttando il sistema delle reliquie per modificare ulteriormente il comportamento in combattimento. Il risultato è un sistema che vuole essere impegnativo senza trasformarsi completamente in un Soulslike tradizionale, puntando molto sulla capacità di alternare attacco, difesa e gestione delle aperture offerte dagli avversari.

La gestione dell’equipaggiamento è probabilmente una delle idee più riuscite del gioco. Gli oggetti che raccogliamo non sono semplici pezzi di equipaggiamento generati in serie, ma vengono presentati come manufatti unici con una propria storia. Una spada può rappresentare l’ultima arma di un cavaliere caduto in battaglia, mentre uno scudo può essere legato al giuramento di un’intera famiglia. In questo modo il loot assume una funzione narrativa oltre che puramente statistica, perché ogni nuovo oggetto può diventare anche un piccolo frammento della storia del mondo. Il sistema delle reliquie amplia ulteriormente questa idea attraverso numerosi effetti passivi che permettono di modificare il ritmo degli attacchi, le abilità e l’approccio agli scontri, offrendo una libertà nella costruzione del personaggio superiore a quanto ci si potrebbe aspettare inizialmente.

Un’altra scelta interessante riguarda proprio la progressione. The Relic: First Guardian non punta sul classico sistema nel quale ogni livello aumenta semplicemente le caratteristiche del protagonista, ma affida una parte significativa della crescita all’equipaggiamento e alle reliquie raccolte. Questo significa che l’esplorazione assume un’importanza ancora maggiore, perché trovare una nuova arma o una reliquia interessante può cambiare concretamente il modo in cui affrontiamo il gioco. È un sistema che incoraggia a sperimentare e a cambiare configurazione senza costringere il giocatore a rimanere legato a una singola build per tutta l’avventura, anche se inizialmente può risultare meno immediato rispetto ai tradizionali sistemi di progressione degli action RPG.

A rendere particolarmente impegnativa l’avventura ci pensa poi il numero impressionante di boss presenti. Il gioco mette infatti sul cammino del Guardiano oltre settanta boss, molti dei quali sono legati a storie tragiche di esseri umani trasformati in mostri dalla fame, dalle maledizioni o dalle conseguenze della distruzione della Reliquia. Questo aspetto è importante perché gli scontri non rappresentano semplicemente degli ostacoli posizionati alla fine delle aree: ogni boss dovrebbe raccontare qualcosa del mondo e della sua caduta. Alcuni combattimenti riescono effettivamente a distinguersi per meccaniche, dimensioni e ritmo, mentre altri possono risultare meno memorabili, ma la quantità complessiva rimane comunque notevole e contribuisce a mantenere alta la sensazione di pericolo durante l’esplorazione.

Il problema principale di The Relic: First Guardian emerge però quando si guarda alla realizzazione tecnica. Il gioco ha idee interessanti e, soprattutto nei combattimenti contro i boss e nell’esplorazione, riesce a creare momenti di buon livello, ma la qualità delle animazioni, alcune scelte della telecamera, la resa grafica e alcune imperfezioni tecniche finiscono per ricordare più di una volta una produzione di dimensioni inferiori rispetto alle ambizioni dichiarate. Anche la componente narrativa non riesce sempre a sostenere l’atmosfera che il mondo cerca di costruire, e alcuni dialoghi e interpretazioni vocali possono spezzare il coinvolgimento proprio nei momenti in cui il gioco vorrebbe dare maggiore importanza alla storia.

Questo contrasto tra idee molto interessanti e una realizzazione non sempre all’altezza è probabilmente la caratteristica che definisce meglio l’esperienza. The Relic: First Guardian non è un prodotto privo di personalità, anzi, alcuni dei suoi sistemi mostrano chiaramente la volontà di trovare una propria identità all’interno di un genere ormai affollatissimo. Il problema è che non tutte le componenti hanno ricevuto lo stesso livello di rifinitura e questo rende l’esperienza inevitabilmente discontinua. Ci sono momenti nei quali l’esplorazione, la costruzione della build e un combattimento particolarmente riuscito riescono a creare quella sensazione di soddisfazione tipica dei migliori action RPG, ma altri nei quali le imperfezioni tecniche diventano troppo evidenti per essere ignorate.

Su Xbox Series X|S il gioco arriva con ottimizzazione dedicata, supporto al 4K Ultra HD, salvataggi cloud e Xbox Play Anywhere, mantenendo naturalmente la struttura completamente single player. È quindi un’esperienza pensata esclusivamente per chi vuole affrontare da solo il viaggio del Guardiano, senza modalità cooperative o componenti multiplayer che possano alterare il ritmo dell’avventura. La versione Xbox rappresenta inoltre un’occasione interessante per chi si era tenuto lontano dalle precedenti versioni, soprattutto considerando che il titolo punta molto più sulla progressione RPG e sull’esplorazione che sulla semplice imitazione della formula Soulslike.

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