In un momento in cui i videogiochi sono stati plasmati e adattati per cercare di conquistare il grande pubblico, eliminando le difficoltà e aprendo la strada, è sorprendente trovare giochi che non ti danno tutto o ti reggono mano per la mano, e invitano a pensare, provare e/o esplorare, senza prenderti per mano. Come vedremo in questa recensione di Tunic per Xbox e PC, questo “piccolo” gioiellino indie è uno di quei giochi. Uno che anche, salvando le distanze, ci ha ricordato Jonathan Blow, il creatore di gioielli come Braid o The Witness, in quanto invitano il giocatore a ragionare con le regole del gioco.

Il gioco
Sarà una coincidenza o meno, ma Tunic è anche opera di una sola persona, Andrew Shouldice , come lo era Braid ai suoi tempi per Jonathan Blow. Il modo migliore per descriverla sarebbe come una bellissima avventura in stile Zelda con estetica isometrica e grafica “low-poly” ma dirlo sarebbe un eufemismo, o meglio in superficie.
La grazia di Tunic sta nello scoprire tutto da sé. Dettagliare in modo eccessivo meccaniche e idee o anticipare eventuali sorprese toglierebbe tutto il divertimento dal gioco. Ed è qualcosa che cercheremo di non fare in questa recensione, e andremo con attenzione a rivelare ciò che è giusto e necessario . Il gioco inizia, come altre grandi avventure, con numerose domande e incognite. Tunic difficilmente ci dà indizi, né ci dice nulla, oltre a lasciarci scatenare in un mondo selvaggio (che puoi apprezzare in tutto il suo splendore con i telescopi che ci danno una visione più ampia), dove controlliamo una volpe.

Come nella fortunata saga di avventure ideata da Shigeru Miyamoto, iniziamo disarmati e a poco a poco, attraverso inspiegabili sogni ad occhi aperti, intuiamo pennellate di ciò che sta accadendo: una dea intrappolata, un eroe che deve salvarla, niente di veramente nuovo. Ma è lo sviluppo e il modo in cui ci viene presentata questa stanca storia. Un design intelligente che segue da vicino gli schemi delle avventure in stile Zelda dell’era a 8 e 16 bit , ma con una piccola svolta che è, paradossalmente, un aggiornamento di quei concetti e, allo stesso tempo, un omaggio a quelle avventure degli anni ’80 e ’90. Così, con pochissime indicazioni (e le poche che ci sono, non le capiamo neanche perché sono in una lingua che non conosciamo) iniziamo a muoverci in un mondo colorato e intricato, in cui non manca di ambienti di ogni genere, dalle foreste alle rovine, passando per templi, sotterranei, grotte, una cava o una gigantesca biblioteca.
In molti di questi luoghi troveremo altari, pozzi, strani segni sul terreno, porte che inspiegabilmente non riusciamo ad aprire, vestigia di grandi eroi del passato e mille e uno ancora sconosciuti. E, naturalmente, nemici di ogni tipo. La vista isometrica e il design della mappa stessa significano che, in molti casi, raggiungere una nuova area non è così ovvio come potrebbe sembrare, il che implica esplorare e trovare un percorso alternativo, un oggetto o un potere che non abbiamo ancora e che permettono di andare avanti. Tutto questo, tenendo presente che ci sono scorciatoie, percorsi che possiamo sbloccare scendendo una corda o un ponte (che ci salverà lunghe passeggiate) o segreti, senza dimenticare molte cose che la vista isometrica ci “nasconde”, come corridoi o casse, a cui indaghiamo fino all’ultimo angolo.

Gameplay ed altro
Il tutto mentre ci attrezziamo: a parte la relativa spada e scudo, presto avremo delle “mense” per recuperare la vita, oggetti consumabili che, a parte le ovvie bombe, non sapremo a cosa servono finché non li proveremo (da esche del protagonista agli edibili che ci danno più forza temporaneamente). Mentre esploriamo, troviamo anche pagine di quello che sembra il manuale del gioco stesso, uno degli elementi chiave di Tunic e uno degli strizzatine d’occhio più intelligenti che offre, poiché sarà il posto a cui finiremo per rivolgerci quando saremo perso e abbiamo bisogno di indizi.
E ti avvertiamo: ti perderai un paio di volte. Vi ricordate la frequenza del codec di Meryl in Metal Gear Solid, che potevi trovare solo sulla copertina del gioco? Bene, senza rovinare nulla, ci sono dettagli che sono quasi allo stesso livello. Anche l’estetica, che rimanda ai manuali cartacei di molti giochi. E se non hai preso la pagina in questione che ti dà l’indizio, beh, dovrai esplorarla per trovarla, cercare in internet o immaginarla, perché il gioco non ti aiuterà in nessun caso altro modo. E se lo fai, a volte l’indizio non è così ovvio e dovrai rivedere attentamente “ogni minimo dettaglio”.

Le pagine di questo manuale scompongono anche meccaniche che non sono spiegate in un’altra parte del gioco, descrivono in dettaglio com’è la mappa di alcuni dungeon e zone oppure, direttamente, ci dicono cosa possiamo fare con alcuni oggetti, per dare qualche esempi. Ed è che tutto in Tunic è piuttosto criptico, enigmatico, tanto che è il giocatore a scoprirlo . Anche nei momenti in cui hai molti posti dove andare e la libertà di scegliere l’ordine, anche in questo caso, nulla sarà scontato, né raggiungerai facilmente la tua destinazione. È presente anche il backtracking. E in un certo senso, è in quella sfida continua che sta parte del suo fascino . Non sono imbarazzato ad ammettere di essere rimasto bloccato in diverse occasioni e, fortunatamente, l’editore del gioco, Finji, ha lanciato un canale Discord in cui la stampa ci ha aiutato condividendo scoperte e suggerimenti.
Ci sono anche tocchi di gioco di ruolo, dato che possiamo migliorare la forza, l’attacco, la magia, la difesa e altre statistiche della puzzola (qualcosa che, ancora, scoprirete solo grazie al manuale), e che è fondamentale per poterla affrontare sempre più creature più forti, inclusi alcuni boss finali spietati e duri. E se le pagine o lo sviluppo sono un cenno al passato del genere adventure, i tocchi e i dettagli delle avventure attuali non mancano , come i “soulslike”, che non sono pochi. Non solo per i suddetti percorsi che stiamo abilitando e che ci salvano le passeggiate, lasciamo anche una sorta di “spirito” quando moriamo con parte dei soldi che abbiamo raccolto. Il combattimento di Tunic ha anche “qualcosa” soulslike: possiamo assegnare armi e oggetti ai pulsanti X, Y e B del controller, come la spada, un’asta che lancia proiettili di fuoco o un pugnale che congela (o le bombe che abbiamo menzionato prima). Schiacciando il pulsante della spada possiamo collegare i colpi di spada. Usiamo il grilletto destro per bloccare con lo scudo, il sinistro per fissare la telecamera sul nemico e con A rotoliamo a terra per schivare, restando immuni a qualsiasi danno per qualche istante. Il tempismo, quindi, è fondamentale.

In conclusione
Davvero, se hai Xbox e PC e la sua estetica o approccio ti chiama minimamente, provalo, o acquistandolo a 29,99 euro o scaricandolo da Game Pass. Perché non appena sarai attratto da giochi che non sono una passeggiata, Tunic non ti deluderà. Senza dubbio il miglior “Zelda” che non sia Nintendo, un’avventura unica sia nell’approccio visivo che nella presentazione, che porta in tavola idee intelligenti e che ogni appassionato di avventure in cerca di una nuova sfida dovrebbe giocare su Xbox o PC. Così semplice. Giocalo e non te ne pentirai.

