Sono sorpreso e sopraffatto, dopo aver gustato la proposta che lo studio Monokel ha messo sul tavolo con White Shadows. Poiché la verità è che si ha una certa età, un cuore già abbastanza lavorato, e un’insensibilità abbastanza presunta. Per questo motivo, quando ti viene tra le mani un gioco capace di toccare tutti quei mondi, e vedere con esso che sei ancora vivo, questo fa scattare tutti gli allarmi che stai trovando qualcosa di speciale, diverso e unico. Ed è proprio ciò che questo nuovo gioiello indipendente ha piantato davanti ai miei occhi e al mio comando, di cui vi parlerò e, cercherò di trasmettervi, tutto ciò che ha saputo contribuire e contagiarmi durante la sua oscura e meravigliosa esperienza.

Il gioco
Entrando in gioco ora. Bisogna essere più che consapevoli di trovarsi di fronte a un gioco in cui prevale l’esperienza visiva, sonora e sensoriale, sotto una sfumatura di terrore psicologico, intrighi narrativi e la concezione di un universo speciale e confuso. In cui l’ambientazione e l’assorbimento di tutti i nostri sensi è parte intrinseca di ciò che un gioco così particolare vuole darci e mostrarci.
Ed è che White Shadows ci presenta un gioco in cui la narrativa circostanziale ci guiderà in modo impeccabile tra aree di platform e puzzle. Dove prenderemo il controllo di una piccola Ravengirl. In una storia che ci introduce in un mondo distopico. In cui si, le differenze sociali, gli abusi di ogni tipo, la violenza, il razzismo e lo sfruttamento fanno parte di un sistema autoritario corrotto dal quale cerchiamo di fuggire mettendo a rischio la nostra vita e quella della nostra specie emarginata. E con questa scoperta lungo la strada, tutti i dettagli e le situazioni machiavelliche che possono verificarsi finché questo sistema continua.
Senza esitazione, questa narrazione è il punto principale del gioco. Con una capacità di immersione, empatia e durezza che non vivevo in un gioco di questo tipo da molto tempo. Mantenendo in ogni momento la tensione, l’inquietudine e persino la paura, quando si vede ciò che una società è capace di realizzare. E questo ti tiene agganciato dal primo secondo, all’interno di una storia breve ma intensa.

Gameplay e altro
Il gameplay si sposa perfettamente con questa narrativa. Dato che tra piattaforme ben curate all’interno di alcune curiose scenografie che vengono costantemente integrati con puzzle ambientali, dove la pressione di pulsanti, l’attivazione di leve e interazioni diverse, ci permetteranno di passare fluidamente e senza troppi problemi, ma rendendoci sempre partecipi, a quella trama principale che prende il costantemente le redini dell’intera esperienza. È un gioco che non vuole complicarci la vita. Poiché al di là di una mobilità classica e di una fisica corretta, implementa opzioni di corsa, salto, accovacciamento e interazione. Essendo più che sufficiente per avanzare all’interno di detta sezione e le sue varie situazioni. Sebbene non sia particolarmente nuovo, è in grado di adattarsi così bene al mondo che ci circonda che gliene si sente grato in ogni momento.
Solo trovare un fattore che sia direttamente correlato alla sua sezione visiva e al design degli scenari, può darci il mal di testa. Poiché come vedrai di seguito, il gioco è completamente in bianco e nero. E questo può portarci a non distinguere determinate aree con cui interagire, o strade da percorrere. Facendoci prendere alcune decisioni semplicemente per trials and error, per non sapere dove agire o in che direzione andare, fino a quando non premiamo il tasto. Anche il che non è un problema, dal momento che il gioco non punisce particolarmente la morte, e affinché tutto fluisca riappariremo abbastanza vicino a detti momenti.
Dal punto di vista del design artistico è una vera delizia per i nostri occhi. E dove quella già nominata tonalità di bianco e nero, con un impressionante trattato di luci e ombre. L’uso di una meravigliosa occlusione ambientale. E un design bestiale, di ambienti pieni di vita e di attività. Riescono a intrometterci in uno dei modi più impressionanti che abbia mai vissuto in un’epopea di fuga piena di crudeltà come questa. Dove le animazioni, il design dei personaggi e l’ambientazione speciale riescono a ravvivare un’autentica opera d’arte. Ed è chiaro che anche la parte sonora non è da meno. Con un ambiente opprimente, opprimente e inquietante. Dove gli effetti sonori riempiono di vita e terrore il mondo meccanizzato che ci circonda. E dove la sottigliezza, il frastuono, o il semplice silenzio, sono capaci di interagire con piccole pennellate orchestrate con la musica classica, che fanno interiorizzare e assorbire tutto ciò che il nostro protagonista sente e vive.

In conclusione
White Shadows, è senza dubbio una delle avventure più piacevoli, inquietanti e socialmente oscure che ho vissuto all’interno di questo tipo di gioco così ambientale e focalizzato sull’esperienza audiovisiva. Ed è un gioco straordinariamente coinvolgente. Sa in ogni momento dove vuole portare il giocatore per farci sentire quello che prova il protagonista. Riuscire a mantenere la tensione, l’intrigo e, soprattutto, il disagio, in un modo così magistrale da spaventare e intrappolare in parti uguali.

