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1348 Ex Voto – Recensione

348: Ex Voto è un action-adventure in terza persona ambientato in una delle epoche più drammatiche della storia europea: il XIV secolo, negli anni in cui la peste nera devastò il continente. Il titolo, sviluppato dallo studio italiano Sedleo, prova a unire racconto storico, combattimenti realistici e una narrazione personale ambientata in un’Italia medievale attraversata da violenza, fanatismo religioso e paura della malattia.

La storia segue Aeta, una giovane cavaliera errante che si ritrova coinvolta in un viaggio disperato per salvare la persona a cui tiene di più: Bianca, sua compagna e amica più cara, rapita nel caos che accompagna l’avanzata della peste e delle bande di briganti che infestano le campagne. Il viaggio di Aeta attraversa villaggi, rovine e territori devastati, mentre il mondo intorno a lei crolla sotto il peso della malattia, della superstizione e della guerra tra uomini. Non si tratta soltanto di una missione di salvataggio: la storia affronta temi come la moralità, l’ambizione e le scelte difficili che una persona è costretta a compiere quando ogni certezza viene meno.

Il gameplay si basa su un mix di esplorazione, combattimento e progressione narrativa. Il mondo di gioco ricrea diverse zone dell’Italia del XIV secolo: piccoli villaggi, castelli, montagne e antiche rovine romane che raccontano indirettamente la storia del luogo. L’esplorazione è importante non solo per proseguire nella trama, ma anche per trovare oggetti, pergamene e risorse utili a migliorare le capacità della protagonista.

Il sistema di combattimento rappresenta uno degli elementi più caratteristici del gioco. Gli sviluppatori hanno cercato di ispirarsi alle arti marziali storiche europee (HEMA) per rendere i duelli con la spada più realistici e pesati rispetto ai classici action frenetici. Aeta può combattere con la spada a una o due mani, alternare difesa e schivate e sfruttare diverse posture di combattimento. Le battaglie non sono pensate per essere spettacolari nel senso più arcade del termine, ma per trasmettere la brutalità e la tensione di uno scontro medievale.

Durante il viaggio la protagonista si troverà ad affrontare banditi, mercenari e fanatici religiosi, tutti elementi che riflettono il caos sociale dell’epoca. La peste non è solo uno sfondo narrativo, ma una presenza costante che influenza l’atmosfera del mondo di gioco. Villaggi svuotati, popolazioni terrorizzate e territori senza legge contribuiscono a creare un’ambientazione cupa ma affascinante.

Dal punto di vista artistico il gioco cerca di ricreare un’Italia medievale credibile e suggestiva. Le ambientazioni puntano molto sull’atmosfera: paesaggi rurali, villaggi fortificati e architetture storiche contribuiscono a rendere il mondo di gioco coerente con il periodo storico. Il risultato è un’esperienza visivamente interessante, soprattutto considerando le dimensioni relativamente contenute del team di sviluppo.

Naturalmente il gioco mostra anche alcuni limiti tipici delle produzioni indipendenti. Il ritmo dell’avventura può risultare a tratti rigido, alcune animazioni non sono sempre naturali e il sistema di combattimento richiede un po’ di pratica prima di diventare davvero fluido. Tuttavia il progetto riesce comunque a distinguersi grazie alla sua identità narrativa e all’ambientazione storica, raramente esplorata con questo approccio nei videogiochi.

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