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Away The Survival Series – Recensione

Forse il suo nome non vi dice nulla, o non ve lo ricordate, ma Away è stato uno dei titoli che ha fatto scalpore nel secondo State of Play , nel già lontano 2019, con la sua proposta originale e atipica. Come vedremo nell’analisi di Away per PS5, PS4 e PC, si tratta di un’avventura survival, ma con protagonista una famiglia piccoli mammiferi simile allo scoiattolo volante, che propone anche un approccio unico.

Il gioco

La grazia del gioco sta nel fatto che Away segue lo schema di un documentario sulla natura come quelli che possiamo vedere in TV. Così, come se fosse un documentario, un narratore ci racconta le disavventure di una famiglia di mammiferi qualche anno dopo nel futuro, quando un cataclisma causato dallo scoppio di vulcani e altri mali, ha distrutto l’uomo. In questo nuovo ordine mondiale, gli animali devono sopravvivere e trovare il loro ruolo nel nuovo equilibrio tra le specie, qualcosa in cui interverremo dalla pelle di un Petauro giovane e inesperto. Le prime sezioni, sono un tutorial in cui impariamo il controllo di base del nostro amico peloso, e sviluppiamo le prime abilità di un albero in cui sono presenti abilità legate al combattimento, alla resistenza.

Mangia, caccia, pianifica, salta, schiva, nascondi, segui le tracce con il nostro istinto animale. A poco a poco Away apre una gamma di possibilità che ci permetterà di sopravvivere e affrontare predatori di ogni tipo e dimensione, da enormi uccelli a serpenti o scorpioni. Ognuna di queste azioni è associata ad un pulsante (corri quadrato, attacca cerchio, schiva L1 e R1, attiva istinto R3…). È un controllo, come regola generale, abbastanza semplice, anche se per alcune azioni, come saltare, possiamo ottenere aiuto premendo L2 (ci mostra il punto di caduta).

Come un buon gioco di sopravvivenza, inoltre, abbiamo delle barrette energetiche che regolano lo stato dell’animale, sia la fame che la “vita” in quanto tale, che si svuotano progressivamente con le nostre azioni, che siano combattimenti, arrampicate. L’uso dell’istinto, che ci permette di rilevare pericoli, minacce e cibo, è limitato anche da una barra, che in questo caso si ricarica mentre non la stiamo utilizzando. La fame e la vita si riempiono mangiando tutto ciò che arriva nelle nostre fauci, dai funghi alle lucertole ai ragni. Possiamo anche sperimentare stati alterati come l’avvelenamento, che influenza il modo in cui vediamo il mondo che ci circonda. Come nei documentari, la drammaticità non manca, sia al momento di morire se falliamo (vedere un serpente che si avvolge intorno all’aliante “colpisce”), sia dai fatti stessi della storia, in cui, senza andare nel dettaglio, non mancano i momenti tristi e tesi tipici dei documentari televisivi.

Gameplay e altro

Tutto questo avviene in un piccolo ecosistema aperto, la cui storia ci guida dove andare (oppure possiamo scoprirlo seguendo le tracce o le parole del narratore), ed è costellato di missioni secondarie (come catturare X esemplari di un certo animale ) o ottenere trofei. In questo ambiente, oltre a molti altri animali (dalle formiche alle volpi), troveremo tracce dell’uomo (macchinari, attrezzi abbandonati), oltre a molti pericoli naturali, da piante spinose velenose, vortici nell’acqua. Inoltre, a parte la storia, Away ha una modalità “esploratore”, che ci permette di viaggiare per il mondo al nostro ritmo, per scoprire segreti e oggetti da collezione, come registrazioni di podcast per “possedere” altri animali e mangiando bacche.

È il modo migliore per svolgere alcuni dei tanti compiti opzionali, come mangiare un’enorme quantità di bacche, con cui sbloccheremo uno dei suoi trofei. Per dirla in qualche modo, la proposta di Away è interessante, diversa e per molti versi atipica. Lo abbiamo giocato su PS5 ed è un gioco che riesce a trasmettere quella sensazione di trovarsi davanti a un documentario, grazie al narratore e all’esperienza stessa. La grafica è corretta, ma per nulla tra le migliori del catalogo PS5. Ci sono buoni design di animali, effetti di luce e ambienti con dettagli curiosi, ma in nessun caso è un gioco che sfrutta appieno le possibilità della nuova generazione.

Prendiamo ad esempio i tempi di caricamento di Away su PS5, che ci sono oppure un utilizzo piuttosto nullo del Dualsense. È ancora un piccolo studio indipendente e si vede nei dettagli. Inoltre, non aiuta il fatto che Away The Survival Series sia un gioco che viene rilasciato senza essere ottimizzato a dovere, sebbene lo studio abbia già alcune patch in arrivo e alcuni bug rilevati, che correggeranno presto. Sono, di regola, piccoli dettagli curati, che rovinano il risultato finale: animali che saltano bruscamente e con una fisica irrealistica, animazioni un po’ rozze che derivano dall’esperienza, fallimenti nelle collisioni, qualcosa di crudo e impreciso nel combattimento.

In conclusione

Away è un’avventura open world originale che brilla in aspetti chiave come ricreare un documentario sulla natura o la storia narrata della sopravvivenza degli animali che propone. Ma in altre sezioni, come il controllo o il livello di ottimizzazione, non è al livello previsto. Ed è un peccato, perché ha del potenziale e delle buone idee.

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