ALL WILL FALL è un city builder atipico che prende le basi del genere e le ribalta completamente introducendo una componente fondamentale: la fisica. Qui non basta costruire una città efficiente, bisogna anche assicurarsi che resti in piedi. E spesso… non succede.

Il gioco è ambientato in un mondo post-apocalittico sommerso dall’acqua, dove gli ultimi sopravvissuti cercano rifugio costruendo insediamenti verticali su strutture instabili. L’idea è semplice ma estremamente efficace: lo spazio è limitato, quindi si costruisce verso l’alto, ma ogni scelta architettonica può compromettere la stabilità dell’intera città.
Il gameplay ruota attorno a due pilastri: gestione delle risorse e costruzione fisica credibile. Da un lato bisogna garantire cibo, energia e sicurezza agli abitanti; dall’altro, ogni edificio ha peso, equilibrio e resistenza. Posizionare male una struttura può causare cedimenti a catena, trasformando ore di lavoro in un disastro spettacolare.
Ed è proprio qui che ALL WILL FALL trova la sua identità. Il gioco riesce a trasformare il fallimento in parte integrante dell’esperienza. Vedere una torre collassare su sé stessa non è solo una punizione, ma anche uno spettacolo e un’occasione per imparare. C’è una componente quasi sandbox, dove sperimentare diventa tanto importante quanto pianificare.

La gestione della città è abbastanza classica: si raccolgono risorse, si espande la popolazione e si sbloccano nuove strutture. Tuttavia, la presenza della fisica cambia completamente l’approccio. Non si tratta solo di ottimizzare, ma di progettare in modo intelligente, tenendo conto di peso, supporti e distribuzione degli edifici.
Dal punto di vista visivo, il gioco è pulito e funzionale. Non punta al realismo, ma a una leggibilità chiara delle strutture e delle loro condizioni. Le animazioni dei crolli sono uno dei punti forti: spettacolari, credibili e spesso imprevedibili. Il ritmo è interessante: alterna fasi di costruzione ragionata a momenti improvvisi di caos quando qualcosa va storto. Questo crea un equilibrio particolare tra controllo e imprevedibilità, che mantiene alta l’attenzione.
I limiti emergono nella profondità della componente gestionale. Rispetto ad altri city builder, alcune meccaniche risultano più leggere e meno sviluppate. Inoltre, nel lungo periodo, la ripetizione delle dinamiche può farsi sentire, soprattutto se si cerca un’esperienza più complessa sul piano strategico.


