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Gurumin: A Monstrous Adventure – Recensione

Un gioco che ormai ha oltre dieci anni sulle spalle ma che grazie a un paio di ritocchi estetici e la piattaforma della casa di Team Fortress 2, riesce senza difficoltà a cavalcare l’effetto “amarcord” senza sfigurare troppo in confronto a titoli di una generazione più giovani.

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La premessa narrativa del gioco, poi, non è certo da meno, focalizzandosi su elementi fiabeschi poi ripresi successivamente da titoli di grande successo tra i giovanissimi come Yokai Watch: la giovanissima protagonista, Parin, si è appena trasferita nella città di Tiese per tenere compagnia a suo nonno quando scopre di essere l’unica bambina del villaggio; la visione di una coetanea misteriosa, che poi si rivelerà essere un mostro buono visibile solo dai più giovani, la porta a scoprire il portale verso il mondo dei mostri dove si trova coinvolta suo malgrado in uno scontro tra creature buone e i malvagi Phantom.

Se la premessa può sembrare semplice e formulaica è perché Gurumin si basa su un archetipo che funziona, il viaggio dell’eroe che scopre i suoi poteri e si ritrova proiettato in un’avventura da cui non potrà che uscire cambiato: come il giovane Artù, anche Parin si dimostra prescelta dal destino grazie alla capacità di impugnare un’arma magica – nel suo caso una trivella – con la quale riportare l’ordine nel mondo dei mostri e, con il naturale procedere dell’avventura, anche nella cittadina di Tiese.

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A fare da palcoscenico alle avventure della giovane Parin è il motore grafico del gioco, vecchio ma stabile engine 3D che resistuisce a schermo ambienti spesso squadrati, a volte un po’ spogli, ma ricchissimi di personalità.

Lo stesso discorso vale per quanto riguarda la sezione audio, il doppiaggio sguaiato dei personaggi (nella sola lingua inglese) si integra perfettamente con l’atmosfera di gioco, e anche le musiche – elemento importantissimo data l’influenza sul gameplay – sono sempre orecchiabili e accompagnano in modo egregio le avventure di Parin, senza mai venire a noia durante la ventina di ore su cui è distribuita l’avventura principale. La longevità, poi, è accresciuta sia dallo spirito “collezionistico” del gioco, che spingerà più di un giocatore a cercare di ottenere ogni oggetto disponibile, ma anche dalle difficoltà crescenti sbloccabili una volta finito il gioco base, una delle quali rende efficaci solo i colpi critici, possibili solo seguendo perfettamente il tempo della canzone di sottofondo, trasformando il titolo in un vero e proprio rythm game infernale.

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COMMENTO PERSONALE

Imprescindibile nelle librerie di ogni appassionato di action game e per ogni nostalgico dei tempi andati, a fronte del prezzo competitivo a cui viene proprosto non ci sono scuse per non possederlo.

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