La recensione di Twin Mirror ci restituisce alcuni tratti distintivi dei precedenti giochi di Dontnod. Un’avventura grafica che si svolge nel cuore dell’America, un grande mistero e un protagonista che viaggia con i propri demoni. Questa volta, si tratta di schizofrenia, che ti fa sentire voci nella tua testa. Dontnod Entertainment, lo studio che ci ha portato le due serie di Life is Strange, lo spin-off Captain Spirit e il recente Tell Me Why, è stato fondato da veterani del settore che volevano fare la differenza. I suoi giochi si allontanano dalle produzioni AAA ricche di azione e si basano su trama, sviluppo del personaggio e impegno. Nella recensione di Twin Mirror abbiamo scoperto che il DNA dell’azienda rimane intatto e, cosa più importante che continua a funzionare “come un orologio” per realizzare avventure grafiche che ci colpiscono dentro. Sono quasi i ritratti di una generazione, con personaggi ben sviluppati e storie interessanti, capaci di farci riflettere.

Il gioco
In questo caso, il punto di partenza può sembrare più convenzionale, si tratta di risolvere un omicidio, in una piccola città del West Virginia. Ma Twin Mirror presto ci aggancia a tutti i dettagli che emergono intorno alla storia principale. Il primo è l’ambientazione. La città di Basswood sembra intrappolare, come un buco nero, chiunque sia passato di lì. In qualche modo il gioco riesce a trasmettere la sensazione che non ci sia modo di fuggire dalle sue strade, e dalla natura che lo circonda. I suoi abitanti sono divisi tra chi si è stancato di combattere,le generazioni più anziane e chi non ha mai avuto ambizioni.
Come appen accennato, è un ritratto perfetto di una generazione. E con pochi minuti di gioco, abbiamo già una sensazione di familiarità di aver incontrato tutti i personaggi, ogni mattina per strada e ogni sera negli stessi bar. Sam, il protagonista del gioco, torna a Basswood per partecipare al funerale di un amico, e lì incontra i suoi stessi demoni. Dovremo affrontare una relazione interrotta, molti personaggi delusi e tutto il risentimento di un popolo che abbiamo in qualche modo rovinato (non vogliamo approfondirlo per non rovinare la storia). Ma non si trattava di omicidio? In effetti, abbiamo solo parlato dell’ambientazione, ma la trama è una storia misteriosa attorno a un crimine, che ovviamente contiene molto più di quanto sembri. Basti pensare che ha un buon ritmo e riesce a tenerci incuriositi fino alla fine.

Analisi del titolo
La meccanica principale del gioco è il classico dei giochi Dontnod. Si tratta di un’evoluzione delle avventure grafiche “punta e clicca” in cui ci muoviamo attraverso piccole ambientazioni, dialogando con altri personaggi e indagando su alcuni oggetti. Durante le conversazioni, possiamo scegliere diverse risposte e, nei momenti rilevanti, prendere una posizione che determina dove prenderà la storia. L’elemento differenziale di Twin Mirror è in ciò che accade nella testa di Sam. Da un lato, è un personaggio schizofrenico, capace di conversare con il suo “altro io”, un personaggio immaginario che ha una personalità opposta e che gli fornisce punti di vista diversi sui fatti e su come trattare gli altri personaggi. D’altra parte, Sam può utilizzare il Palazzo mentale, un rifugio che gli permette di ricostruire i fatti e che è molto utile per le indagini. In queste sequenze, dobbiamo raccogliere tutti gli indizi da ogni scenario e “ordinarli” nella nostra testa, fino a ottenere la risposta più coerente a ciascuna situazione. Quindi possiamo convalidare la nostra ipotesi e vedere se tutto “si adatta”.
È anche un meccanismo per ricordare come sono successe le cose, dal momento che Sam ha dimenticato parte del suo passato (sia quello che è successo anni fa a Basswood sia l’ultima notte, quando ha bevuto fino a svenire). E nella sezione finale, serve a risolvere una sequenza d’azione, anticipando ciò che accade nei film di Sherlock Holmes. All’interno del Palazzo Mentale, gli oggetti e le persone sono costruiti di vetro, e la realtà crolla, come sospesa nel mezzo di un vuoto, che dà un aspetto unico a ciò che accade all’interno della psiche. Ma questo mondo interiore può anche diventare un luogo pericoloso. Sebbene Twin Mirror non sia un gioco d’azione, ha una serie di minigiochi in cui dimostrare la nostra abilità. Queste sequenze vengono “attivate” quando Sam perde il controllo della situazione. I nervosi esaurimenti si trasformano in labirinti da cui fuggire, inseguimenti attraverso corridoi pieni di porte in cui schivare le uscite sbagliate o gli assedi di personaggi senza volto.
Ciò che il gioco ottiene è un ottimo riflesso di ciò che accade nella mente di una persona malata quando è soggetta a una situazione stressante. Oltre alla sua importanza nel rompere il ritmo dell’avventura, dimostra ancora una volta l’impegno di Dontnod per certi problemi (qualcosa che aveva già esplorato in Tell Me Why). Forse il problema più grande con Twin Mirror è che la formula sta iniziando a esaurirsi. Le novità del Palazzo Mentale, i puzzle e i minigiochi non fanno una grande differenza rispetto a quanto abbiamo giocato nei titoli precedenti. Molti dei temi trattati coincidono, e anche l’ambientazione in Basswwood ricorda troppo la formula che ci ha sorpreso in Life is Strange. Un altro piccolo problema risiede nell’assenza di doppiaggio. In questo caso, sebbene abbiamo i sottotitoli in italiano, l’effetto di sentire due voci contraddittorie allo stesso tempo si perde, ad esempio, quando Sam cerca di avere una conversazione con un altro personaggio mentre la sua voce interiore si sovrappone. Non è una cosa che accade spesso, ma chi deve leggere i sottotitoli perderà una parte della conversazione.

In conclusione
Insomma, Twin Mirror conquisterà ancora una volta i follower dello studio francese. È un’avventura grafica che è supportata da una storia semplice, ma che diventa enorme grazie alla complessità dei personaggi. Riflette perfettamente la città di Basswood, senza doverci portare attraverso molte località. Inoltre, tratta situazioni ricorrenti per Dontnod come crisi d’identità, famiglie distrutte, relazioni o problemi mentali, da un punto di vista rispettoso ed empatico.

