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Visage – Recensione

La siccità dei giochi horror subiti durante la settima generazione ha lasciato il posto a un nuovo aspetto che è cresciuto da più di cinque anni. SadSquare Studio, un team indipendente con sede in Québec, in Canada, è stato uno dei tanti sogni emersi da quell’onda rinnovata. Visage era il titolo con cui si presentarono nel 2015, quando una campagna di successo su Kickstarter iniziò lo sviluppo del loro progetto ispirato a riferimenti come Silent Hill 4, Amnesia: The Dark Descent o PT, forse quello che più comparativo. Dopo 5 lunghi anni di sviluppo, due dei quali in accesso anticipato, possiamo finalmente confermare che non ha deluso.

Il gioco

Visage ci colloca negli anni ’80, in una casa alla moda in stile americano che ha visto numerosi inquilini camminare oltre le sue mura per oltre un secolo. Dwayne Anderson è il personaggio che incarniamo nella visuale in prima persona, un uomo che rivivrà i ricordi sinistri della casa attraverso oggetti che aprono i diversi capitoli del gioco. L’ordine in cui giochiamo i capitoli dipende interamente da noi, quindi una delle sue principali virtù è la possibilità di scegliere l’ordine del percorso in ogni gioco, oltre ad accedere a due diversi finali. Il gioco è diviso in tre capitoli: “Lucy”, “Dolores” e “Rakan” , e in ognuno ci viene raccontata la storia di qualcuno che ha vissuto in quella casa prima di noi, quindi anche le apparizioni dei fantasmi saranno diverso. L’approccio tra loro è differenziato ed a sua volta sarà diverso dal frammento che giocheremo nel presente, al quale torniamo dopo ogni parte.

Il capitolo di Lucy racconta di una ragazza alla quale apparve nell’armadio uno spettro con maschera, mantello e lame. Durante questa parte la casa subirà alcune modifiche che non sveleremo, e ci regaleranno una reflex che serve sia per illuminare con il flash che per spaventare, nel più puro stile del Project Zero. Questo è il capitolo più equilibrato, poiché conserva alcuni enigmi ma anche momenti in cui il progresso si basa piuttosto sullo svolgimento di qualche azione specifica che il gioco propone, qualcosa che ci ricorderà inevitabilmente PT per le sue idee stravaganti. Questo è anche il capitolo che racconta i momenti più terrificanti dell’intero gioco. Il capitolo Dolores si concentra sulla vita di una donna anziana con demenza che, insieme al marito, si prende cura di un neonato. Questo è il capitolo più tradizionale di tutti, poiché è composto da una serie di intricati enigmi a cui accediamo tramite specchietti nascosti intorno alla casa, trasformando il gioco in una sorta di Resident Evil 7 senza combattimento. Troveremo oggetti che potrebbero sembrare armi, ma non ci serviranno. Possiamo solo correre, non possiamo nemmeno nasconderci. “Dolores” è quella che ci è piaciuta di più in assoluto, dato che tutto funziona con senso e non ricorre a nulla di complicato, non ci resta che risolvere gli indovinelli alcuni dei quali non facili e raccogliere tutti i giocattoli richiesti. Inoltre, per darci degli indizi, usa delle cassette che possiamo poi tenere in una custodia in camera, qualcosa che abbiamo amato. Nonostante il fatto che l’intero gioco non sia così, è vero che lo rende molto più vario e originale, quindi non possiamo nemmeno criticare.

Infine, il capitolo di Rakan racconta di un ex giocatore di rugby che è stato ricoverato in un ospedale psichiatrico prima di trasferirsi a casa negli anni 70. In questo caso, la maggior parte del tempo passeremo nell’ospedale stesso, a cui arriveremo attraverso visioni. L’ospedale è enorme e ha alcune idee che sono buone, dunque qui usiamo una torcia e vi saranno esseri simili alle infermiere di Silent Hill, ma abbiam notato come questo capitolo sia quello meno “lavorato”, con luoghi “chiusi” al giocatore, porte sbarrate e strada più lineare. La casa presenta un enigma in più che dovremo risolvere nel presente e ogni traccia deriva da un registratore VHS, il quale realismo delle immagini in TV è sorprendente. Ricorda che sebbene ci siano diversi capitoli al di fuori del presente, quasi tutto sarà accessibile dall’inizio, quindi l’ordine non dipende tanto da quanto siamo avanzati nel gioco ma dall’ordine in cui risolviamo tutto. I puzzle VHS sono vicini allo stile del capitolo Dolores, facendoci esplorare la casa in profondità, e sia l’oggetto finale di ogni capitolo che i frammenti della maschera che questo puzzle richiede appariranno nella Progress Room, un confessionale con un altare, candele e un enorme crocifisso.

Analisi del titolo

Il gioco nasconde una moltitudine di extra e oggetti da collezione sotto forma di matrioshka, pagine di fumetti o curiosità nascoste per le quali riceveremo un obiettivo/trofeo. Questi oggetti non sono conservati nell’inventario ma appariranno direttamente nell’area della casa riservata alla raccolta. Dovremo prendere tutto ciò che sono chiavi o oggetti chiave, anche se in casa c’è un magazzino che conserva l’essenziale. Per quanto riguarda il comparto tecnico, spicca la sua eccellente sezione visiva, un prodigio fotorealistico che ci fa costantemente pensare che stiamo giocando una grande produzione. Il livello di dettaglio della casa è alto, uno dei segni ereditati dal famoso teaser giocabile di Kojima, solo qui in proporzione molto maggiore, dato che abbiamo quattro piani, compreso seminterrato e soppalco in cui perderci ad esplorare. Tutto è ben arredato in modo che ogni stanza sia riconoscibile e ci fornisce informazioni (fotografie, oggetti personali) su chi ci ha vissuto e sui tempi che ha attraversato, poiché la casa si trasformerà a seconda di ciò che desidera raccontare.

L’illuminazione è uno dei punti chiave ed è molto elaborata, creando un’atmosfera magnifica che si fonderà con le meccaniche di gioco. Sarà una costante dover accendere luci che si spengono o spegnere elettrodomestici che si accendono. La luce è trattata allo stesso modo dei giochi di Frictional Games, quindi rimanere all’oscuro ci farà perdere la nostra sanità mentale. Per combattere questo, abbiamo tre tipi di materiali di consumo che ci aiuteranno a tenerlo a bada: accendini, candele e lampadine. L’accendino non impedisce la perdita di sanità mentale ma ci tira fuori dai guai nei luoghi bui, le candele impediscono di perdere sanità mentale e sono punti luce durevoli che possiamo spostare da una candela all’altra, mentre le lampadine servono solo a sostituire quelle che non funzionano. Ovviamente, gli eventi paranormali non sempre ci permetteranno di usarli e ci costringeranno a passare attraverso l’oscurità più assoluta, ma abbiamo bottiglie di pillole che ripristinano la sanità mentale e riducono le visioni. La sezione del suono svolge la sua buona funzione, utilizzando i classici violini stridenti per gli spaventi e i suoni di voci, porte e interruttori per le visioni. La colonna sonora non spicca troppo e si concentra quasi esclusivamente sul pianoforte, ma ha almeno un paio di momenti memorabili. Il gioco ha voci in inglese per i diversi personaggi ed è tradotto in italiano. Solo pochi bug specifici rovinano il risultato finale, questo è probabilmente dovuto ai port su console, visto che su PC ha avuto diversi anni di test, ma non sono molto gravi e riceveranno presto una patch.

Per finire il gioco ci vorranno in media 15 ore, il che è abbastanza generoso per un gioco horror. Durare più a lungo potrebbe far perdere la tensione, ma essendo diviso in capitoli sembra davvero quattro piccoli giochi di 4 ore circa. Fortunatamente i progressi non ti costringono a ricominciare da capo per ottenere i due finali, basta caricare il gioco, anche se sicuramente ti lascia voglia di dargli una seconda occasione.

In conclusione

Quando il terrore in prima persona sembrava esaurito, Visage riesce ad andare dove pochi sono arrivati ​​con un’avventura che spicca combinando alcune delle migliori idee tra i riferimenti del genere, diventando un best of che non inventa nulla ma soddisfa più che sufficiente in ogni sezione. Le sue meccaniche sono molto divertenti e raramente ci stancheranno di giocare, come di solito accade quando i giochi horror si basano solo sulla lettura di documenti e sul procedere. La sua ambientazione è straordinaria e la sua varietà di situazioni lo rende un’avventura equilibrata e rigiocabile grazie alla sua libertà di progredire nei capitoli. Solo un paio di punti lo tolgono all’eccellenza, e sebbene tutto questo probabilmente non funzionerebbe più in un sequel, siamo felici che dopo tanti anni di cloni finalmente un titolo riesca a raccogliere e ricreare le sensazioni dei maestri del survival horror.

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