Ho messo mano a Katanaut con quella sensazione subito familiare: un mix di caos, adrenalina e una solitudine spaziale che ti attanaglia. Tu sei un ‘Naut’, un guerriero cyberpunk bladed, evocativo di un ninja metropolitano gettato in una stazione spaziale morente. I corridoi sono stretti, le luci al neon filtrano nel buio e i suoni metallici creano un ambiente teso come poche volte ho provato in un roguelite.

Il cuore del gameplay è un’azione a velocità folli: tagli, schivi millimetrici, combo esplosive con frenetiche transizioni tra armi da mischia, fuoco e abilità simili a magia. Il ritmo è incalzante e richiede concentrazione: ogni parete, ogni angolo può nascondere un abitante della stazione caduto dall’umanità, un mostro assetato di violenza. Se esiti, sei morto. E si torna nella camera di rigenerazione con nuove skill o build, pronto a riprovare con qualcosa di diverso.
L’aspetto più intrigante è la possibilità di costruire diverse configurazioni: mix di spade, armi da fuoco, potenziamenti magici e perks che cambiano davvero il modo di affrontare le stanze. Ogni morte è un tassello che ti aiuta a migliorare la run successiva, a cercare quella sinergia perfetta tra velocità, stile e potere.

A livello estetico, Katanaut è un sogno in pixel art: dettagli curatissimi, dalle turbine fulmine ai rivetti arrugginiti, tutto disegnato con gusto da mani esperte. L’atmosfera synthwave contribuisce a questo senso di “notte eterna su un incubo spaziale”, tra ombre cromate e beat elettronici pulsanti.
Tecnicamente, il titolo gira senza intoppi su PC ben configurati e supporta bene controller o mouse. Il gameplay è fluido, le hitbox precise e le risposte immediate—elementi chiave in una corsa dove la precisione è vita.


