Ammetto di non essere mai stato un grande fan di Saints Row. Quello che ho trovato quando l’ho provato per la prima volta con il terzo capitolo, è qualcosa che non solo non mi ha eccitato, ma, in gran parte a causa della sua estetica insopportabilmente kitsch e del suo umorismo puerile, ho direttamente detestato. Anni dopo ho provato il suo seguito e la sua espansione, un vero e proprio colpo di scena che mostrava che Volition era sfuggito di mano e che, inoltre, non lasciava molte possibilità di un proseguimento. Come continuare un franchise in cui hai fatto il tuo personaggio diventa presidente degli Stati Uniti e poi affronta alieni e demoni?

Il gioco
Le origini erano quindi lontane, con quei primi due capitoli, soprattutto quello originale, che con un tono e un approccio molto più sobri e tradizionali, voleva essere un diretto concorrente, anche se un po’ più acido di Grand Theft Auto. Tuttavia, di fronte al dilemma di come poter continuare la serie, e dopo una lunga pausa di quasi un decennio, Volition ha saggiamente deciso di rompere con quanto precedentemente stabilito e tornare finalmente alle origini con un reboot totale.
Questa nuova Saints Row ci porta a Santo Ileso, una città ispirata alle zone montuose e desertiche degli Stati Uniti occidentali, con lo stato del Nevada come principale riferimento. Lo fa per cercare di raccontarci una storia attuale, una storia fortemente legata alla generazione che è dovuta crescere tra due crisi economiche e ha dovuto tirare fuori le castagne dal fuoco come poteva. In maniera del tutto spensierata e umoristica, in Saints Row si impronta un tono chiaramente antisistema, anche se, come la generazione che intende rappresentare, lo fa con troppa cura, cercando di non offendere o disturbare più del necessario, che limita l’impatto di una narrazione che dava per qualcosa di molto più feroce. In ogni caso, e contro ogni pronostico iniziale, il gruppo di testa riesce ad interessarci ed è interessante il racconto della loro scalata alla vetta criminale del Santo Ileso. Lo fa, più che per la qualità della sceneggiatura, per ospitare quello che è, di gran lunga, il contenuto più attento del gioco: le missioni principali.
La capacità di Volition di reinventare costantemente la formula è sorprendente, facendo sembrare la stessa situazione qualcosa di completamente diverso anche se l’abbiamo già visto dieci volte. Mi spiego meglio: le missioni principali di solito sono molto più schematiche di quanto sembri a prima vista, soprattutto perché la stragrande maggioranza di esse finisce per sfociare in una sparatoria con un’orda o in un inseguimento di veicoli, ma Volition riesce a darti costantemente un ritmo tra una meccanica rivoluzionaria, ed un susseguirsi di situazioni totalmente folli.

Gameplay ed altro
Sfortunatamente, lo sguardo indietro di Volition a volte finisce per essere troppo letterale ed a volte Saints Row finisce per sembrare un gioco uscito direttamente dal 2009. Santo Ileso risulta essere una città molto meno interessante di quanto dovrebbe essere, dando anche l’impressione di una città morta o di una semplice decorazione in cui sono pochi i luoghi di interesse e in cui si verificano un numero nullo di eventi emergenti oltre al azioni del giocatore. Non solo, Saints Row cade oscenamente anche nella sindrome sandbox, quel male che sembra costringere ogni sviluppatore di giochi open world a riempire la mappa di contenuti secondari monotoni , ripetitivi e irrilevanti, cosa che, seppur 14 anni fa poteva sforzare, oggi è insopportabile e che, per aggiungere la beffa al danno, a volte blocca l’avanzamento del contenuto principale, costringendoci a svolgere alcuni compiti secondari per poter continuare con la storia.
Alcuni elementi fisici che sono troppo basilari per i veicoli che guideremo contribuiscono a questa sensazione di ritorno al passato. Si è voluto scommettere sull’arcade e sull’irrealistico, ma da una prospettiva minima che a volte fa sì che i veicoli abbiano un comportamento irregolare o casuale, anche con alcuni bug che sono presenti quando si rilevano collisioni o si spostano su terreni accidentati. Saints Row è divertente da guidare e gli inseguimenti possono essere molto divertenti, ma più per quanto tutto sia folle che per la sua qualità.

Per fortuna, l’altra grande parte del gioco, la sparatoria, funziona in modo soddisfacente, con uno gunplay competente e roccioso, anche se non sfugge ad alcune imprecisioni specifiche, e con un buon equilibrio tra le armi “standard” e qualche sorpresa più fantastica e futuristica che possiamo trovare man mano che l’avventura procede. Molto interessante è quanto fatto con le esecuzioni, chiaramente ispirate al DOOM moderno, che ci aiuterà a recuperare le nostre energie, quindi aggiungono un piccolo prisma tattico che porta molta salsa agli scontri. Allo stesso modo, non poteva mancare un sistema di progressione del personaggio che ci permette di ottenere nuove abilità e vantaggi passivi, sebbene, fortunatamente, si tratti di un sistema semplice, lontano dagli eccessi di altri titoli.
Tecnicamente abbiamo lo stesso contrasto di tutte le altre sezioni del gioco, con una Volition intrappolata tra passato e futuro. Saints Row è un gioco capace di offrirci stampe preziose che contrastano con i denti di sega che mostrano alcuni elementi dell’ambientazione o con modelli di personaggi che non danno il giusto tributo alla saga. Inoltre, ci sono problemi con la comparsa improvvisa di elementi sullo stage e alcuni bug che dovrebbero essere risolti nel corso dei giorni, molti sono già stati risolti con la patch del day one. Nelle console di nuova generazione ci vengono proposte varie modalità grafiche, anche troppe, che ci permettono di scegliere la risoluzione e dare priorità alle prestazioni o alla qualità grafica.

In conclusione
Saints Row non è un gioco facile da valutare. È vero che Volition ha preso troppo alla lettera il ritorno alle radici della saga, facendo stare a volte davanti a Saints Row l’equivalente di viaggiare in una capsula del tempo fino al 2009. Ma è anche vero che, pur essendo un proposta conservatrice e attribuendogli una allarmante mancanza di lucidità sotto molti aspetti, è un vero festival di azione da fast food, ideale per spegnere il cervello e distrarsi durante gli ultimi giorni di questa calda estate. E, soprattutto, è un ultimo omaggio a un’altra epoca, quella in cui esisteva ancora un tipo di uscita quasi estinto: giochi di genere che, come Saints Row, forse non erano i migliori in catalogo, ma che, al di sopra di ogni altra critica che si poteva far loro, erano divertenti.

